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Antonio Margheriti era nato a Roma nel 1930, ma per tutta la vita firmò le sue pellicole con lo pseudonimo di Anthony M. Dawson: negli anni ’60, quella di utilizzare pseudonimi anglosassoni da parte dei registi italiani era un’usanza comune, ma per Margheriti questa scelta aveva un significato molto particolare: fra tutti i registi di genere nostrani, egli è stato di sicuro quello con la formazione più chiaramente “americanizzata”, ed ha legato il suo nome ad un genere tipicamente made in USA in cui, in Europa, non credeva nessuno: la fantascienza.

A suo modo, questo artigiano della settima arte è stato un pioniere, capace di realizzare, con pochissimi mezzi ma tanta fantasia, pellicole originali e godibili. Uno dei suoi film simbolo è sicuramente Il paese degli uomini spenti, che vede tra gli interpreti addirittura Claude Rains: pellicola dalla trama abbastanza risibile (un pianeta “senziente” che provoca una serie di scombussolamenti climatici sulla Terra minacciandone l’esistenza) ma girato con intelligenza e con ingegnosi effetti speciali. Il talento di Margheriti per la costruzione di modellini in scala di astronavi e stazioni spaziali fu notato anche all’estero: Kubrick si ispirò ad uno di essi per 2001:Odissea nello spazio, ma soprattutto l’America gli commissionò  la realizzazione di una serie di 4 pellicole di fantascienza, inizialmente previste per il mercato televisivo, ma poi distribuite al cinema.  A parte l’ambientazione comune fornita dalla stazione spaziale Gamma Uno, le quattro storie sono completamente diverse tra loro e i protagonisti dei primi due film cambiano nei successivi. La prima pellicola, I criminali della galassia, è indubbiamente la migliore: una godibilissima storia che mescola l’horror al cyberpunk (si pensi agli uomini ricreati in laboratorio), attraversata anche da una sottile linea sarcastica (i “criminali” del titolo rimpiccioliscono le proprie vittime e poi le infilano in delle valigette), e in cui fa una comparsata un giovanissimo Franco Nero.

Ma se è stata la fantascienza il genere prediletto da Margheriti, va detto che forse il suo film migliore è stato, paradossalmente, un horror: Contronatura è una ghost story dall’atmosfera surreale, genialmente costruita attraverso un meccanismo di flashback che permettono allo spettatore di scoprire, man mano che il film va avanti, i tasselli utili a risolvere il mistero che circonda la casa spettrale in cui il film è ambientato e gli inquietanti personaggi che la popolano; e il finale, pessimistico e spettacolare allo stesso tempo, resta forse il momento più alto del cinema di Antonio Margheriti. Pardon, di Anthony M. Dawson.

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