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Le idi di marzo (USA – 2011) di George Clooney                                   Interpreti: Ryan Gosling, Marisa Tomei, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Evan Rachel Wood, Paul Giamatti

Quarto film da regista per George Clooney, Le idi di marzo è un’ulteriore riconferma dell’intelligenza e dell’abilità, anche dietro la macchina da presa, dell’attore premio oscar nel 2006 per Syriana. Anche in questo caso, come nel gioiellino che diresse qualche anno fa, Good night, and good luck,  Clooney affonta un tema che gli sta molto a cuore: la politica e le sue dinamiche, spesso contorte, spregiudicate. E dire che ce l’aveva quasi fatta bere col suo personaggio di democratico integerrimo, legato alla famiglia a e ai valori tradizionali ma anche convinto progressita anti-aborto e contro la guerra. E sì, perché sino a un terzo del film Clooney tratteggia un Mike Morris talmente perfetto che lo spettatore quasi storce il naso di fronte a tanta positività: non può essere vero, Clooney non può essere così ingenuo da utilizzare una pellicola cinematografica come palcoscenico per sviscerare i valori in cui crede fermamente (lui, che è davvero un democratico liberale convinto). E invece proprio in quel momento, proprio dopo la più rassicurante delle sequenze familiari (quella in cui Morris e la moglie sono in macchina), cominciano a scoprirsi gli scheletri nell’armadio di un personaggio non più così pulito e convincente.  Le idi di marzo è un film che descrive quanto cinica, “sporca” sia la politica, ma lo fa attraverso non tanto la figura di Morris, quanto quelle degli uomini che gli girano intorno, e che gestiscono la sua campagna elettorale: i loro accordi sottobanco, i tradimenti, l’arrivismo, sono le fondamenta su cui si basa il “sogno americano” che potrà portare un democratico alla Casa Bianca. Ryan Gosling, il protagonista, accentua un po’ troppo i toni melodrammatici, ma nel complesso la sua prova è buona (considerata la poca esperienza), supportata da un cast di comprimari perfetto: lo stesso Clooney, Marisa Tomei, i sempre grandi Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti. Al di là di quale battuta a vuoto nella sceneggiatura (si calca un po’ troppo la mano sulla morte del personaggio della Rachel Wood, e forse il finale può apparire un pò prevedibile), il film è davvero ben scritto, con una fotografia e una colonna sonora all’altezza: Le idi di marzo è un pellicola corale con cui è possibile chiudere positivamente un 2011 che non è stato ricchissimo di grandi pellicole, e che forse, proprio per questo, potrà far sperare a Clooney di concorrere alla prossima cerimonia degli oscar come miglior regista.