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J. Edgar (USA – 2011) di Clint Eatwood
Interpreti: Leonardo Di Caprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Josh Lucas, Ed Westwick, Judi Dench

Negli ultimi giorni mi è stato fatto notare da più parti un particolare che, mi sembra strano, io non abbia notato prima: ai film diretti da Clint Eastwood ma senza Clint Eastwood nel cast, manca qualcosina rispetto a quelli da lui stesso interpretati. La forza e la tensione morale di capolavori assoluti come Grand Torino, Million Dollar Baby, Un mondo perfetto o Gli spietati, sono infatti indissolubilmente legati al viso scarno e segnato dalle rughe di Eastwood, al suo fisico sempre asciutto (a dispetto del passare degli anni), proprio come asciutto, essenziale, quasi minimalista e senza tempo, è il suo cinema. Con questo non voglio muovere critiche all’interpretazione di Leonardo Di Caprio, che anzi fa un lavoro eccellente, ma piuttosto evidenziare che, con Eastwood al suo posto, il film avrebbe avuto tutto un altro respiro. Basta pensare alle sequenze che approfondiscono il rapporto fra Hoover e Clyde Thompson, in cui il regista sembra indugiare molto su aspetti  melodrammatici che non gli si addicono: con Eastwood interprete, possiamo scommettere tranquillamente che parecchie sequenze (come quella del dialogo finale tra i due, o quella di Hoover che indossa i vestiti della madre)sarebbero state suggerite piuttosto che mostrate, alleggerendo il film e non facendogli perdere molto del suo ritmo, come invece è avvenuto.
Pellicola estremamente rigorosa nella ricostruzione storica degli eventi che hanno segnato la storia americana dagli anni ’30 in poi (la lotta al comunismo, l’assassinio di Kennedy, la nascita dei movimenti per i diritti civili), J. Edgar  è insieme la parabola di un uomo e dei suoi drammi personali (incentrati principalmente sulla sfera sessuale, aspetto che della vita di Hoover non era mai stato affrontato prima), ma anche la descrizione dei meccanismi oscuri che si celano dietro le alte sfere della politica: tutti  hanno qualcosa da nascondere, e tutti (presidenti degli Stati Uniti d’America compresi) sono disposti a scendere a patti con il mefistofelico direttore dell’F.B.I. pur di mantenere il potere che hanno conquistato.
Fotografia e costumi sono splendidi, e la colonna sonora (opera dello stesso Eastwood) è davvero bellissima: il film è quindi esteticamente molto valido, ma come detto perde qualche colpo dal punto di vista del ritmo, e anche il complesso meccanismo di flashback, che porta di continuo lo spettatore dal presente al passato (e viceversa), non sembra essere oliato al punto giusto:  J. Edgar è un buon film, ma lontano anni luce dai capolavori che ci hanno fatto innamorare del cinema di Clint Eastwood.

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