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Invito a cena con delitto (USA – 1976) di Robert Moore
Interpreti: Peter Falk, Peter Sellers, Truman Capote, David Niven, Maggie Smith, Alec Guinness, Nancy Walker

Realizzare un film del genere, oggi, sarebbe quasi impossibile. Invito a cena con delitto è infatti del tutto figlio del suo tempo: e non nel senso che si tratta di un film datato (la sua comicità, al lmite tra il ridicolo ed il surreale, è ancora oggi freschissima), bensì perché oggi manca quella verve creativa e iconoclasta che negli anni ’60 e ’70 ha partorito alcune delle commedie più brillanti della storia del cinema.
L’idea alla base della sceneggiatura del film di Robert Moore è tanto banale quanto geniale: un ricco appassionato di romanzi gialli e giochi meccanici invita a cena i cinque migliori detective del mondo, sfidandoli a scoprire l’assassino che, a mezzanotte in punto, ucciderà uno di loro. Il meccansimo classico del Whodunit  viene così alterato dall’interno, le sue regole sovvertite (il fatto stesso che si sappia che avverrà un omicidio dovrebbe, secondo logica, evitare l’omicidio stesso), il tutto messo in scena col ritmo forsennato di una commedia in cui gag esilaranti e colpi di scena si susseguono senza sosta. A farla da padrone sono l’affascinante scenografia (una vecchia magione piena di trappole e marchingegni d’ogni tipo), ma soprattutto il cast: Peter Sellers interpreta un ispettore cinese intelligentissimo ma incapace di usare correttamente la grammatica anglosassone, David Niven fa la parodia del più classico dei detective inglesi, mentre Peter Falk prende addirittura in giro se stesso ed il “suo” tenente Colombo intepretando un investigatore duro e puro in pieno stile Humprey Bogart;  c’è addirittura Truman Capote (nella sua unica, vera interpretazione cinematografica) nel ruolo del padrone di casa, mentre  Alec Guinness è un cameriere non vedente (vi lascio immaginare le gag esilaranti provocate dalla presenza di un maggiordomo cieco che si aggira per una villa immensa). Invito a cena con delitto è un film che non si prende sul serio, volutamente surreale, parodia (ma anche critica) del genere: e ciò diventa palese non solo attraverso le parole con cui, nel finale, il colpevole cerca di giustificare le proprie azioni (facendo una vera e propria arringa contro i romanzi gialli) ma anche attraverso l’ultimo, definitivo, colpo di scena di una pellicola geniale, divertente e senza tempo.