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Vi sono una serie di film non propriamente ascrivibili al cinema “dei mostri”, ma che hanno comunque contribuito all’evoluzione di questo straordinario “genere”.

Il primo di essi è indubbiamente Il dottor Miracolo (1932), di Robert Florey. Il film è incentrato su una tema ricorrente nel cinema dell’orrore: la bestia che si innamora di un’innocente fanciulla: in questo caso la creatura in questione è il gorilla umanoide cui Il dottor Miracolo del titolo (un diabolico Bela Lugosi) prova a donare una compagna. Il film, sebbene non abbia una sceneggiatura solidissima (l’idea stessa che semplicemente mischiando il sangue di una scimmia e una donna si possa  ottenere una sorta di ibrido umanoide fa a dir poco ridere), resta comunque un tipico d’esempio di horror d’atmosfera: a parte il gorilla protagonista (che nel finale si lancia in una fuga disperata con la sua amata sui tetti di Parigi, anticipando di diversi anni l’epilogo di King Kong) non vi sono creature mostruose o situazioni fantastiche, ma solo un mefistofelico villain cui comunque l’interpretazione di Lugosi riesce a donare i tratti dell’eroe tragico e crudele suo malgrado.

The Old Dark House (1933) è invece uno dei film “minori” di James Whale (sorretto tra l’altro da un cast d’eccezione, su tutti Charles Laughton e il solito Boris Karloff). La pellicola ha un ritmo invidiabile per l’epoca, e introduce una serie di temi (su tutti: l’abitazione abbandonata in cui, durante un temporale, trova riparo un gruppo di turisti che finiscono così tra le grinfie di una famiglia di folli assassini) che verranno riproposti spessissimo in futuro, specialmente in quegli odiosi slasher che tanto sembrano andare di moda oggi (si pensi alle trame simili di Non aprite quella porta, La casa dei mille corpi, e via dicendo). Peccato solo che Karloff interpreti un personaggio che scimmiotta troppo il Mostro di Frankenstein impersonato solo due anni prima, sempre sotto la regia di Whale.

Lo stesso Karloff  e Bela Lugosi si incontrano poi per la prima volta sul se di The Black Cat (1934) di Edgar Ulmer, film che, a dispetto del titolo, non ha niente a che fare con l’omonimo racconto di Poe, ma che ci regala un duello d’altri tempi fra due mostri sacri del cinema dell’orrore. Imperniato su di una trama tremendamente macabra per l’epoca (in cui non mancano diversi riferimenti a pratiche al limite della necrofilia) e completamente ambientata all’interno di una bizzarra quanto misteriosa casa, questo film resta un piccolo gioiellino che ci permette di vedere all’opera due leggende come Karloff e Lugosi: ne esce meglio il primo, più poliedrico e capace di dare tagli diversi alla propria interpretazione, al contrario della sua controparte ungherese, ancora troppo legata al personaggio di Dracula.

Infine, va citato anche il delizioso La bambola del diavolo (1936), penultimo film di Tod Browning: non tanto per la storia, una banale vicenda di vendetta (messa in atto da un avvocato ingiustamente mandato in galera dai suoi soci) quanto per gli straordinari effetti speciali, davvero strabilianti per l’epoca: attori e animali vengono rimpiccioliti sino a divenire delle dimensioni di piccoli pupazzetti, il tutto con semplici giochi di luce e sovraimpressioni; ne esce fuori un piccolo film colpevolemente dimenticato dalla critica, ma che ha segnato una svolta importante nel campo degli effetti speciali. Potere e magia del cinema “dei mostri”