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Millennium – Uomini che odiano le donne (USA / Svezia / Uk / Germania/ Canada – 2011) di David Fincher

Interpreti: Daniel Craig, Rooney Mara, Christopher Plummer, Stellan Skarsgard, Robin Wright

Confesso di essere andato a vedere l’ultimo film di David Fincher senza conoscere né il libro cui è ispirato, né la sua prima versione cinematografica, realizzata in Svezia nel 2009: mi è bastato però un confronto con chi il libro di Larsson lo aveva letto, per capire che il regista si è attenuto scrupolosamente alla sua storia e alla sua impostazione. Ed è forse qui che sta il limite dell’ultimo film del regista di The Social Network: sebbene la sua impronta stilistica sia evidente (regia essenziale e priva di virtuosismi, tonalità grigie e scure che danno quasi l’idea di un film in bianco e nero, gran senso del ritmo, e nessun tipo di reticenza nel mostrare sequenze anche molto forti), il voler seguire fedelmente la trama del romanzo senza trascurare nemmeno il minimo particolare di una storia così contorta e complessa, finisce col rendere Millennium un film troppo lungo e pieno di momenti che allontanano la storia dal suo binario principale, quello dell’indagine condotta da  Mikael Blomkvist (Daniel Craig), giornalista caduto in disgrazia, e Lisbeth Salander (Rooney Mara), investigatrice a dir poco “sui generis”, sulla scomparsa della nipote di uno degli industriali più importanti di Svezia  Non mi hanno convinto molto nemmeno i titoli di testa, troppo simili agli incipit di un film di James Bond (c’è pur sempre Daniel Craig nel cast), ma soprattutto la costante presenza dei loghi di Apple e Epson, sempre piazzati in primo piano, che mi fanno dubitare molto anche del tanto sbandierato “indipendentismo” del cinema di Fincher. Tornando al discorso della sceneggiatura eccessivamente lunga, aggiungo che non sarebbe stata male l’idea di tagliare un po’ il finale, riducendo magari anche le sequenze dedicate alle vite parallele dei due protagonisti, per concentrarsi di più sulla fase della storia in cui i due cominciano a collaborare: in questo modo forse alcuni passaggi (soprattutto quelli relativi alle indagini) sarebbero apparsi più chiari e lineari. Mi si dirà: ma il libro era stato scritto così. Vero, ma nulla vieta a un artista di rielaborare, o addirittura migliorare, i difetti dell’opera a cui si sta ispirando. David Fincher (in assoluto uno dei registi viventi più interessanti, autore di capolavori come Seven e Zodiac) ne sarebbe stato assolutamente capace, e questo mi fa arrabbiare ancor di più.