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Hugo Cabret (USA – 2011) di Martin Scorsese                                         Interpreti: Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Christopher Lee, Sacha Baron Coen, Jude Law

L’ultimo film di Martin Scorsese ha sicuramente un grande merito: quello di aver riscoperto una certa funzione  “didattica” del cinema, e non solo come semplice storia di formazione. Certo, la pellicola narra il percorso di crescita di un orfano che vince le proprie parue e realizza i propri sogni (e anche quelli di chi gli sta intorno): ma questo non rende Hugo Cabret l’ennesima storia in stile Oliver Twist o David Copperfield. Credo infatti che portare dei bambini a vedere Hugo Cabret sia quasi un dovere, non solo perché il film è un divertimento e un piacere per i loro occhi (magistrale è la fotogafia dei nostri Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, giustamente premiati con l’oscar, e che dimostrano di saperci fare anche col 3-d) ma anche e soprattutto perchè si tratta di un insegnamento su cosa sia il cinema, sulla sua storia e la sua magia. Troppo spesso infatti si tende a dimenticare chi, all’inizio del ‘900, ha dato vita e reso grande la settima arte: i giorni in cui per fare un film ci volevano non solo vagonate di soldi, ma anche e soprattutto inventiva e grandi intuizioni; in cui straordinari effetti speciali non venivano realizzati con strumenti tecnologici, ma con mezzi di fortuna e idee innovative; in cui i grandi registi (George Melies su tutti) erano soprattutto degli illusionisti, dei maghi che giocavano a strabiliare con i loro effetti e i loro trucchi migliaia di spettatori, talmente “presi” dallo spettacolo cui stavano assistendo da scappare impauriti dalla sala quando vedevano un treno venirgli incontro o un pistolero che puntava la pistola verso di loro. Hugo Cabret è insomma un inno al cinema, alla sua bellezza, al suo potere immaginifico, alla sua forza trascinatrice; e forse il momento maggiormente significativo e simbolico della pellicola è quello in cui i due bambini vanno a vdere un film con Harold Lloyd: durante la visione in sala, Hugo guarda la piccola Isabelle che, sognante, sta fissando lo schermo (lei, che al cinema non vi era mai stata prima), e il piacere di averle fatto vivere quel momento magico gli permette per un pò di dimenticare le sofferenze  e i dolori che la vita gli ha riservato. Perché il cinema è soprattutto condivisione di una magia, capace di far rivivere un automa meccanico danneggiato da tempo o, più semplicemente, di regalare alla vita almeno “un bel finale”.

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