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Dopo i mostri “classici” degli anni ‘20, gli incubi delle nuove generazioni assunsero le fattezze di nuove e fantastiche creature: i giganti. Pionieri di questa nuova fase del “cinema mostruoso” furono ovviamente gli americani, cui si deve la realizzazione di uno dei grandi capolavori della storia della settima arte: King Kong.

Questo gioiello, diretto nel 1933 a quattro mani da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack, racconta il viaggio intrapreso da Carl Denham, produttore/regista che, dopo aver salvato dalla strada una vagabonda (una magnifica Fray Wray) e aver deciso di affidarle il ruolo di protagonista del suo ultimo film, parte con tutta la troupe alla volta di un’isola misteriosa, su cui il suo film sarà girato. Ma  qui incontreranno dinosauri, mostri preistorici, e soprattutto Kong, gigantesco gorilla che, in preda ad una folle infatuazione, rapisce la prima attrice. Quello di Kong per la Wray è un amore “bestiale”, intriso di una fortissima (per l’epoca) carica erotica (si guardi come Kong brama e stuzzica il corpo mezzo nudo della Wray in alcune sequenze), e il mostro non ha nulla di umano (al contrario delle sue successive incarnazioni cinematografiche, realizzate da Dino De Laurentiis prima e da Peter Jackson poi): egli è, in tutto e per tutto, un animale selvaggio, e lo spettatore non arriva a provare pietà per lui. Splendidi gli effetti speciali, realizzati con la tecnica del passo uno: la lotta tra il gorilla e il T-Rex, la sequenza in cui Kong getta uno ad uno in un burrone i membri dell’equipaggio che, inutilmente, tentano di mantenersi in equilibrio su di un tronco a strapiombo nel vuoto, e il finale sull’Empire State Building, sono momenti di cinema assolutamente straordinari.

Nel 1954, furono i Giapponesi a creare (indubbiamente influenzati anche da King Kong), il loro mostro gigante: Ishiro Honda girò quell’anno Godzilla, film apocalittico su di un lucertolone gigante con fattezze di tirannosauro che, risvegliatosi da un sonno durato millenni a causa degli esperimenti atomici effettuati vicino le coste del Giappone, arriva sulla terraferma, minacciando la stessa Tokio. Nato all’interno di un contesto storico e culturale ben definito (la paura dell’energia atomica instillata nei giapponesi dai fatti di Hiroshima e Nagasaki), il primo Godzilla è un film che mantiene ancora oggi un discreto fascino, grazie soprattutto ad una parte iniziale di pellicola in cui il mistero e l’ignoto la fanno da padrone (il mostro viene mostrato solo verso metà film) e un finale a tratti quasi lirico, che riscattano una parte centrale abbastanza debole, prevedibile e ripetitiva. Godzilla generò una serie infinita di seguiti e spinoff, e in uno di questi, Il trionfo di King Kong, del 1962, il lucertolone giapponese si ritrovò a combattere niente poco di meno che con il gorilla americano: il risultato è un film che appare oggi abbastanza ridicolo, per quanto sia diventato, col tempo, un piccolo cult.

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