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Non credo si debba aver paura di ammettere che il buon vecchio Woody stia invecchiando. Le idee sembrano scarseggiare, le situazioni tipiche dei suoi film farsi ripetitive, e il fatto di girare una pellicola dietro l’altra, al ritmo di due all’anno, non aiuta. To Rome with Love ne è, purtroppo, la dimostrazione: due dei quattro episodi che costituiscono il film (che viaggiano su binari paralleli senza mai incontrarsi) sono assolutamente deludenti (uno, quello con Penelope Cruz, sembra uscito fuori da un cine-panettone nostrano, mentre quello con Benigni è di una banalità davvero sorprendente), i due rimanenti invece si salvano grazie alla presenza sullo schermo dello stesso Allen (qui per la prima volta doppiato in italiano da una voce diversa da quella del compianto Oreste Lionello), e alla classica situazione che il maestro sa gestire così bene, e cioè quella del triangolo amoroso con tanto di “narratore” onnisciente che esce e entra nella storia (un ottimo Alec Baldwin). Al di là dei troppi i luoghi comuni sull’Italia di cui è infarcito il film (e fa sorridere il modo pomposo con cui la critica italiota ha esaltato il fatto che Allen abbia scelto di venire a girare nel nostro Paese), sono le poche idee e la scarsa direzione degli attori il suo vero punto debole.

Un lavoro che ha ben poco in comune con To Rome with love dal punto di vista narrativo ma che sottolinea proprio la pochezza di quest’ultimo è Hannah e le sue sorelle. Si tratta di un film corale, in cui ad Allen bastano pochissimi minuti per tratteggiare le personalità dei tanti personaggi che popolano la pellicola (mentre quelli di To Rome with love sono privi di qualsiasi spessore, o sono, al contrario, caricati all’eccesso); in cui gli attori sono diretti splendidamente (Caine e la West vinsero l’oscar, e Max von Sydow è  straordinario anche quando recita di spalle alla cinepresa); e in cui soprattutto Allen descrive le nevrosi e   l’imprevedibilità che sono alla base dell’amore (e dei sentimenti in generale) con un’intelligenza che ne ha fatto in assoluto uno dei registi che meglio hanno scandagliato e descritto al cinema i rapporti tra i due sessi. Un film, come è nelle corde del regista, cinico e malinconico, ma che ci regala nel finale anche un messaggio di sincero ottimismo, quando il personaggio interpretato proprio da Allen, ipocondriaco cronico, riscopre la bellezza della vita guardando un film di Groucho Marx.