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Inception (USA, Gran Bretagna – 2010) di Christopher Nolan               Interpreti: Leonardo DiCaprio, Ken Watanabe, Joseph Gordon-Levitt, Marion Cotillard, Ellen Page, Cillian Murphy, Michel Caine

Ci sono film che, per essere apprezzati in pieno, vanno visti più di una volta; e la mia seconda visione di Inception è stata motivata proprio dal desiderio di capire meglio alcune sue dinamiche e alcune sue sottotrame che mi erano sfuggite in prima battuta.

Curiosamente, in seguito di questa re-visione, sono giunto a fare sul film considerazioni in gran parte opposte a quelle che avevano condizionato il primo post che scrissi sull’argomento. Se infatti la prima volta avevo trovato il film di Nolan un po’ eccessivo, sia per la complicatezza della trama che per la lungaggine di alcune sequenze d’azione, questa volta l’ho riscoperto molto più fluido, lineare, fermo restando la notevole complessità della sceneggiatura (fatta di continui “salti” nella mente e nei sogni dei personaggi, ma anche di molti flashback, espediente narrativo tra i più utilizzati da Nolan). Mi è parso inoltre che la domanda intorno cui ruota tutta la pellicola, e cioè cosa è reale?, non fosse realmente al centro dell’interesse del regista, come invece avevo pensato la prima volta, arrivando a scrivere che Inception era quasi un aggiornamento del mito della caverna di Platone, una metafora della società moderna dominata dai media, dalla tv, e dal cinema stesso, che rimodellano continuamente la realtà, o meglio l’idea e la percezione che l’uomo ha di ciò che è reale; oggi invece mi sento di poter dire che Inception è un film molto meno “pensato” di quanto non appaia, che predilige l’intrattenimento puro alla riflessione sociale e artistica; si tratta del resto di una pellicola adrenalinica, ricca di scene d’azione (il debito verso il cinema di James Bond, come si può notare in particolare nelle sequenze sulla neve, è palese) e di effetti speciali davvero strabilianti.

Guardando Inception con occhio più libero, in maniera più spensierata, ho finito con l’apprezzarlo ancora di più, e ho inoltre ricevuto conferma della grandissima intelligenza di Christopher Nolan, regista “moderno” nel vero senso della parola, dotato non solo di notevoli tecnica e immaginazione, ma anche di una dose non indifferente di furbizia: un regista che sa come vendere i suoi film, e che sa come ammaliare gli spettatori (vedi il dubbio con cui li lascia nel finale: la trottola smetterà di girare? Il personaggio di Di Caprio è ancora nel Limbo o è tornato nel mondo reale?);  e, in fondo, non si va al cinema proprio per essere ammaliati?