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The Artist (Francia – 2011) di Michel Hazanavicius                               Interpreti: Jean Dujardin, Berenice Bejo, John Goodman, James Cromwell, Penelope Ann Miller, Missi Pyle

The Artist è stato il maggior successo cinematografico di questa stagione, e non solo perché alla sua base c’è l’idea (a dir poco geniale) di girare un film sul cinema muto sfruttando proprio l’uso delle didascalie e l’assenza dei dialoghi, ma anche perché in anni di grande innovazione tecnologica nel campo della settima arte (l’avvento del 3d e la rivoluzione portata da Avatar di Cameron sono ancora freschissimi) è ancor più importante cercare di capire cause e conseguenze delle grandi rivoluzioni della storia della celluloide.

Alfred Hitchcock afferma nel libro intervista di Francois Truffaut Il cinema secondo Hitchcock che il “durante l’epoca del muto, il cinema aveva raggiunto un livello di perfezione assoluto, il più alto possibile”: l’avvento del sonoro alla fine degli anni ’20 causò quindi una sorta di “reset”  nel mondo della settima arte, un vero e proprio azzeramento;, che ebbe le conseguenze maggiori soprattutto sulla categoria degli attori.

E’ di questo passaggio (difficile per tante star di quegli anni) che parla The Artist, film che trasuda amore per il cinema, molto ben girato e interpretato (i due protagonisti, in particolare, sono bravissimi) e con qualche ottima trovata: la sequenza dell’incubo, in cui tutti i suoni cominciano a prendere forma attorno a George Valentin (dal bicchiere sbattuto sul tavolo al cane che abbaia) è un piccolo gioiellino, un vero e proprio “film nel film”.  La pellicola, che ha forse l’unico piccolo neo di essere a tratti un pò troppo sdolcinata, è sorretta da un gran ritmo, e gioca di continuo con lo spettatore: e non è un caso che il film del regista francese Hazanavicius cominci con una scena in cui, sotto tortura, degli aguzzini cercano di costringere Valentin a confessare chissà quale segreto urlandogli “Parla, PARLA!”, e si concluda, nel momento stesso in cui a tutti gli attori è stato finalmente dato il dono della parola, con la voce di un tecnico di sala fuori campo che impone un perentorio “Silenzio!”.