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Romanzo di una strage (Italia, Francia – 2012) di Marco Tullio Giordana     Interpreti: Valerio Mastrandrea, Pierfrancesco Favino, Laura Chiatti, Stefano Scandaletti, Michela Cescòn

Quella “filmografia d’inchiesta” che aveva fatto la fortuna del cinema italiano degli anni ’60 e ’70, e che aveva avuto in Francesco Rosi il suo massimo esponente, sembra da qualche tempo essere tornato di moda. E questo anche per merito di registi di valore come Marco Tullio Giordana, il cui Romanzo di una strage vuole riordinare le idee e “fissare dei paletti” riguardo una delle pagine più nere della storia della prima repubblica.

L’attentato del 12 dicembre del 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, in pieno centro a Milano, che causò la morte di diciassette persone,  viene ricostruito con dovizia di particolari, citando nomi, avvenimenti, proprio nello stile del cinema di Rosi, ma anche ponendo attenzione alla caratterizzazione di alcuni dei personaggi centrali di quella vicenda. In particolare, Giordana si concentra sulle figure di Pinelli, l’anarchico sospettato di essere stato implicato nell’attentato e precipitato misteriosamente dalla finestra della questura durante un interrogatorio, e il commissario Calabresi, accusato di essere, almeno moralmente, colpevole della morte di Pinelli stesso. Le ottime interpretazioni di Favino e Mastrandea rendono omaggio a due figure su cui si è detto e scritto di tutto, troppo spesso strumentalizzate per fini politici, che però dalla pellicola vengono fuori in tutta la loro umanità. Il film di Giordana si fa apprezzare inoltre per la ricostruzione dello stato e dell’atmosfera di tensione di quegli anni bui, del contesto politico e culturale in cui l’attentato fu preparato e messo in atto, delle sue conseguenze storiche e politiche.

Romanzo di una strage, liberamente tratto dal romanzo Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, è stato molto criticato (da sinistra per la rappresentazione troppo umana di Calabresi,  da destra perché indica i fascisti come unici colpevoli dell’attentato, nonostante l’assoluzione ottenuta dagli imputati pochi mesi fa nel relativo processo); ma al di là di una forse troppo semplicistica ricostruzione dei fatti (operata nel finale del film dal personaggio di Mastrandrea) il film resta abbastanza fedele alla realtà, specialmente se si considera la vastità di temi trasversali che affronta (il ruolo di Moro e quello di Saragat, le infiltrazioni della Nato, il progetto Gladio, la preparazione del Golpe Borghese) ma che anzi Giordana ha il merito di trattare in maniera organica e coerente, come la lezione di Rosi gli ha insegnato.