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La recente visione de I mercenari 2 ha fatto rinascere in me una passione sfrenata per gli action movie. Quella dei film d’azione, diciamolo, è una categoria di film che il più delle volte ha generato pellicole al limite del ridicolo e del surreale, buone solo per passare un paio d’ore divertendosi a guardare il superpoliziotto di turno che ammazza cattivi a ripetizione. Vi sono però film che si elevano nettamente su questa mediocrità diffusa, e l’esempio più lampante è Die Hard – Trappola di cristallo, che considero il capolavoro del genere.

Diretto da John McTiernann (uno che ha girato dei gioielli come  Predator e Caccia a ottobre rosso), Trappola di cristallo è caratterizzato da una trama tutto sommato semplice (un poliziotto che rimane intrappolato in un grattacielo pieno di terroristi), eppure vi sono almeno tre elementi che lo rendono un film di altissimo livello. Il primo è sicuramente l’ambientazione claustrofobica, che esalta lo stato di tesnione e suspence che caratterizza tutta le pellicola; il secondo la regia di McTiernann, lontana anni luce dallo stile da videoclip che caratterizza gli action di oggi, e che non scade mai nell’eccesso violento, anzi alternando momenti più lenti (la prima parte prima dell’irruzione dei terroristi, gli scambi di battute fra McClane e l’agente Powell) a sequenze altamente spettacolari (su tutte, l’esplosione finale del tetto del grattacielo); il terzo è sicuramente il suo protagonista, quel JohnMcClane splendidamente interpretato da Bruce Willis, che con il suo humour strafottente e la canotta perennemente insaguinata, rappresenta il tipico polizotto normale che, in condizioni straordinarie, si trasforma in uno spietato ammazza-terroristi. Vi è poi tutto un contorno di personaggi ed elementi che aggiungono valore al film: Powell, il polizotto di colore che fa amicizia con McClane; Hans Gruber, il villain interpretato da Alan Rickman, che dimostra ancora una volta che, per fare un buon film, sia sempre fondamentale avere un grande cattivo; il geniale piano alla base dell’irruzione nel grattacielo, con la complicità (non voluta) degli stupidi agenti dell’FBI. Un film grandissimo insomma, un vero e proprio cult che ha dato vita ben 3 sequel.

58 minuti per morire, diretto da Renny Harlin, è sicuramente molto meno riuscito, sia perché eccessivamente violento, quasi ai limiti del gore, sia perché costruito su di una trama abbastanza surreale (terroristi che si aggirano liberamente in un super-aereoporto, McClane che spara, a salve, ad un polizotto senza che nessuno cerchi di fermarlo). Un vero e proprio gioiello è invece Duri a Morire, con cui McTiernann torna alla regia, e si vede: l’ambientazione metropolitana di una New York caoitca e frenetica è lo scenario in cui si muove questa volta McClane, alle prese con un pazzo che ce l’ha a morte con lui e che sta seminando bombe per la città. Film dal ritmo sincopato, che non lascia un attimo di pausa allo spettatore, Die Hard 3 non raggiunge i livelli di Trappola di Cristallo, ma resta un esempio straordinario di vero cinema d’azione, che mescola humour (il personaggio di Zeus, interpretato da Samuel L. Jackson, è assolutamente esilarante), una sceneggiatura intelligente, gioiello sia per la sceneggiatura, ancora una volta geniuale, sia per il contorno di personaggi (l’ottimo cattivo di Jeremy Irons, il simpaticissimo Zeus di Samuel L.Jackson). Peccato che McTiernann si sia rovinato con Die Hard 4, film spaccone e senza un briciolo dello humour dei precedenti episodi.

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