Questo più che un post è una dichiarazione d’amore. Un atto d’affetto verso quel cinema che negli anni ’80 ha vissuto il suo momento magico. Che sia stato per via del contesto storico (la fine della guerra fredda, le speranze in un futuro migliore, il progresso delle scienze), di quello tecnologico (con la computer grafica che faceva le sue prime apparizioni nel campo della settima arte), o che sia successo tutto semplicemente per caso, sta di fatto che in quegli anni sono stati girati dei film, appartenenti al genere fantastico, semplicemente straordinari, che oggi non sarebbero neanche lontanamente concepibili.

Prendiamo, ad esempio, la trilogia di Ritorno al futuro. A qualcuno verrebbe oggi in mente  di costruire una macchina del tempo con una Delorian? O di dare vita a personaggi come Doc Brown o Marthy McFly (splendidamente interpretati da una delle migliori “coppie” della storia del cinema, formata da Christopher Lloyd e Michel J. Fox)? Ma soprattutto, qualcuno sarebbe capace oggi di realizzare un film dal ritmo così sfrenato, ricco di gag esilaranti e battute diventate di culto (“Grande Giove!”, “1,21 Gigawatt? 1,21 Gigawatt!”), riuscendo a calare il tutto in una “confezione”  cinematograficamente perfetta (la regia di Zemeckis è impeccabile, e la sceneggiatura a prova di bomba), a metà strada tra la commedia pura e lo sci-fi?

Perché a sorprendere, del cinema degli anni ’80, era proprio la capacità di raccontare storie leggere, scanzonate, di intrattenimento puro, sorrette però da un’ impalcatura cinematografica perfetta. I predatori dell’Arca perduta ne è un altro esempio: pellicola fantastica ma calata in un contesto storico realistico e credibile (la seconda guerra mondiale e l’ascesa del nazismo), i suoi punti di forza sono un protagonista subito divenuto un personaggio leggendario (grazie all’ottimo lavoro di Harrison Ford), le perfette sequenze d’azione girate da Spielberg (si pensi solo a Indy che, a cavallo, rincorre un camion zeppo pieno di nazisti tra i deserti egiziani), e l’atmosfera da vecchio cinema di genere anni’40. Nonostante un secondo episodio più debole (Indiana Jones e Il Tempio Maledetto), con Indiana Jones e l’Ultima crociata questo mix perfetto di avventura, guerra e magia si ripete ancora regalandoci, oltre alla presenza di uno Sean Connery in stato di grazia nel ruolo del padre di Indy, uno splendido finale, in bilico tra realtà e finzione, che dimostra come questi due elementi possano convivere tranquillamente senza danneggiarsi, senza che l’uno sovrasti l’altro. Cosa che invece accade puntualmente nel pessimo Indiana Jones 4 , affossato da effetti speciali fracassoni, e dal voler ricorrere sempre all’elemento fantastico e spettacolare,  a scapito di storia e sceneggiatura.

Stesso discorso potrebbe essere fatto per Ghostbusters:  riuscire a trattare il tema dei fantasmi e delle maledizioni sumere in maniera a dir poco esilarante, collocando il tutto in una New York ipermoderna e caotica, e con un gruppo di attori che non poteva essere assemblato in maniera più azzeccata, oggi non sarebbe possibile: si finirebbe inevitabilmente con l’esagerare (con gli effetti digitali, con una comicità eccessiva) andando a perdere di vista elementi fondamentali di qualsiasi pellicola come una sceneggiatura credibile ed uno humour demenziale ma intelligente e mai volgare. E che dire di Gremlins, del sottovalutato regista Joe Dante (un altro dei “figliocci” di Spielberg), splendido esempio di black comedy scorretta e maleducata (come i suoi mostriciattoli protagonisti), più violenta e spaventosa di quanto non sembri, e ricca di sequenze di grandissimo impatto: la scena nel teatro in cui si sta proiettando Biancaneve e i sette nani, o lo scontro finale ambientato nel supermercato con il gremlin dal ciuffo bianco.

Si tratta di film realizzati, come ho detto, in un contesto particolare, in condizioni storiche e culturali che non si ripeteranno più: eppure, riviste anche a distanza di anni, queste pellicole mostrano ancora tutta la passione e l’amore che i “pionieri” della commedia fantastica (Spielberg, Zemeckis, Reitman, Landis, Dante) avevano per quella splendida cosa chiamata cinema.