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Good morning, Vietnam (USA – 1987) di Barry Levinson                     Interpreti: Robin Williams, Forest Whitaker, Tung Than Tran, Chintara Sukapatana, Bruno Kirby, Robert Wuhl

Cinematograficamente parlando, la guerra in Vietnam è stato il pretesto, per l’America, per fare i conti con la propria coscienza. I toni trionfalistici e patriottici con cui erano stati raccontati, nei grandi kolossal degli anni ‘50, i fatti della seconda guerra mondiale, con il conflitto vietnamita lasciano il posto alla riflessione, alle domande. Forse la motivazione di tutto questo sta semplicemente nel fatto che la guerra in Vietnam gli Americani la persero, e ciò li portò a riflettere sull’aspetto più puramente umano del conflitto: i tanti giovani mandati a morire nella giungla cambogiana nel bel mezzo di una guerra non loro, le migliaia di civili vietnamiti assassinati senza pietà dal napalm e le bombe statunitensi. Film più o meno riusciti, come i vari Platoon, Nato il quattro luglio, hanno raccontato direttamente questo dramma, tanto universale da poter essere utilizzato a pretesto anche per argomenti più “importanti”, come la follia e l’alienazione dell’individuo  (Apocalypse now e Full Metal Jacket) o l’amicizia, la memoria  e il trascorrere del tempo  (Il cacciatore).

In questo senso Good Morning, Vietnam è una pellicola che si discosta dallo stereotipo classico del  film sul Vietnam. Raccontando la storia vera del disk jokey americano Adrian Cronauer, che sollevava il morale delle truppe statunitensi a Saigon grazie alla sua verve comica e alle sue fulminanti battute, Barry Levinson racconta una storia che mantiene abbastanza sullo sfondo ogni tema “sociale” o “politico” sul conflitto vietnamita (escluso forse il rapporto che si instaura fra Cronauer e il fratello della ragazza di cui è innamorato, che è una spia dei vietcong) e che si concentra sui personaggi e sulle loro vicende, mantenendo un tono leggero che permea tutta le pellicola, e che potrebbe risultare quasi anacronistico, visto che si parla pur sempre della guerra del Vietnam; i militari che si vedono nel film non vengono descritti né come vittime designate mandate inutilmente a morire, ma nemmeno come eroi di guerra mandati ad esportare la democrazia,ma  piuttosto come ragazzi normali, che si divertono ascoltando un loro coetaneo che prende in giro tanto Ho Chi Minh quanto i generali a stelle e strisce.

Si potrebbe per questo giudicare il film banale, forse addirittura patriottico,  ma in realtà mi sento di poter dire che è proprio questo approccio leggero e ironico la forza del film. Cui ovviamente dà una grossa mano la prova magistrale di un Robin Williams in stato di grazia, capace di reggere da solo tutta le pellicola grazie alle sue straordinarie capacità d’imitazione vocale, e alla sua verve a dir poco trascinante.