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I vampiri (Italia – 1956) di Riccardo Freda                                                   Interpreti: Gianna Maria Canale, Carlo D’Angelo, Dario Michaelis, Wandisa Guida

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Se in Italia abbiamo avuto, nel campo del cinema di genere, grandi maestri come Bava e il primo Argento, o ottimi artigiani come Fulci e Margheriti, lo dobbiamo probabilmente a Riccardo Freda, poliedrico regista che ha avuto sostanzialmente il merito di dar vita al gotico italiano. I Vampiri (che, non ci si lasci fuorviare dal titolo, di tutto parla meno che delle temibilissime creature della notte) è stato infatti il capostipite di un genere che tanto ha influenzato la settima arte, anche oltreoceano.

Basata su una sceneggiatura scritta in pochi giorni dallo stesso Freda e che mette insieme tanti luoghi tipici del cinema gotico (lo scienziato pazzo, i morti viventi, il castello misterioso), ancora oggi, a distanza di quasi sessant’anni, questa pellicola mantiene tutto il suo fascino: Freda, uno dei pochi cineasti italiani dell’epoca ad avere a disposizione budget abbastanza elevati, era un regista tecnicamente abilissimo, e con ampi e innovativi movimenti di macchina coinvolge lo spettatore in un incubo senza fine; un apporto fondamentale lo dà poi Mario Bava, all’epoca giovanissimo direttore della fotografia, ideatore del “trucco” che permette a Gianna Maria Canale di “ringiovanire” di cinquant’anni in un’unica ripresa e senza stacchi (effetto ottenuto utilizzando luci colorate,invisibili in bianco e nero, che evidenziavano via via i diversi strati di trucco applicati al viso dell’attrice). Peccato per lo scontato happy end, che però pare fosse stato imposto a Freda dalla produzione, abbastanza timorosa nei riguardi di un film appartenente ad un genere, l’horror appunto, rispetto al quale le reazioni del pubblico nostrano erano ancora sconosciute.

Riccardo Freda dirigerà altri horror in futuro (L’orribile segreto del dottor Hitchcock nel 1962, Lo spettro un anno dopo): film girati splendidamente e arricchiti da un’atmosfera macabra e surreale ma, dal punto di vista narrativo, forse un pò troppo convenzionali rispetto all’innovazione portata all’epoca da  I Vampiri, apripista di un genere che avrebbe fatto la storia del nostro cinema, e non solo.