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A chi considera James Cameron un grandissimo regista solo perché autore di Avatar (indubbiamente un film dal grande impatto visivo e con qualche spunto interessante, ma non un capolavoro) faccio l’invito di andare a rivedere tutta la filmografia del regista, in particolare i due Terminator.

Terminator, film che ha rivoluzionato i concetti di fantascienza e di cyberpunk, rappresenta l’essenza stessa di quello che era, agli antipodi, il cinema di James Cameron: oscuro, violento, metafora di un mondo senza speranza e destinato inevitabilmente all’autodistruzione. Questa pellicola  immortale narra dell’incontro/scontro tra uomo e macchina, che si fa in un certo senso metafora della battaglia universale tra bene e male; battaglia il cui elemento equilibratore (e, quindi, salvifico) non può che essere la donna (Sarah Connor, madre di colui che diventerà, nel futuro, il leader della ribellione contro i robot). Diretto con un senso del ritmo e dell’azione impressionanti se si considera che si tratta solo del secondo lavoro di Cameron, Terminator è un film ricco di momenti indimenticabili (Schwarzenegger che cura da solo le proprie ferite, la strage compiuta dal cyborg all’interno del commissariato), e che riesce ad essere poetico (specialmente nella descrizione della storia d’amore tra Sarah e Kyle Reese, il soldato venuto dal futuro per proteggerla) nonostante la sua estrema violenza.

Il cinema di Cameron sembra infatti essere fondato sulla violenza: i personaggi dei suoi film non possono (o non vogliono?) farne a meno, siano essi uomini o macchine, buoni o cattivi; e a dimostrarlo è quello che è, a mio parere, il suo assoluto capolavoro: Terminator 2: il giorno del giudizio. Questa pellicola, in cui regna la distruzione totale (il film è un continuo susseguirsi di esplosioni, sparatorie, sequenze mozzafiato) supera la precedente non solo dal punto di vista del ritmo e dell’azione, ma anche da quello narrativo: poichè oltre al duello tra i due protagonisti (questa volta due cyborg) si narra del tentativo, da parte di Sarah (ancora Linda Hamilton, magnifica) di cambiare il futuro allo scopo di evitare un olocausto nucleare. Gli strabilianti effetti speciali che permettono a Robert Patrick di mutare il suo corpo come metallo liquido, dimostrano come Cameron fosse, già all’epoca, al passo con le più moderne tecniche cinematografiche, e fanno inoltre di Terminator 2 un film fondamentale nella storia dell’evoluzione del mezzo cinematografico.

Basterebbero questi due film, senza citare altri magnifici lavori di Cameron (Aliens, sequel del film di Scott, che alla suspence e alla tensione del suo predecessore sostituisce l’azione e l’adrenalina, o il claustrofobico The Abyss, che invece ci regala una visione della fantascienza più conciliante, quasi pacifista) per comprendere davvero la grandezza di un regista il cui nome oggi rimane legato soprattutto a successi più recenti come Titanic e Avatar , film certamente ben fatti, ma lontani anni luce dai loro oscuri, cinici e violenti  predecessori.