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A dangerous method (Francia, Uk, Germania, Svizzera, Canada – 2011) di David Cronenberg                                                                                     Interpreti: Michael Fassbender, Keira Knightley, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Sarah Gadon

a-dangerous-method-posterEra inevitabile che prima o poi David Cronenberg avrebbe affrontato il tema della psicanalisi e delle teorie freudiane: perché se c’è un tema che ricorre, in maniera più o meno evidente, in quasi tutti i film di questo regista, è quello della sessualità.

Così come, secondo le idee di Freud, è il sesso la chiave per comprendere tutti i comportamenti umani, allo stesso modo è alla sfera sessuale che possono essere ricondotte tutte le perversioni del cinema di Cronenberg: sin dai suoi primi lavori (Il demone sotto la pelle, Rabid) passando per i più fantascientifici Videodrome o Existenz (per non parlare di Inseparabili), Cronenberg ha descritto l’uomo come capace di mostrare la sua vera natura solo se liberato dalle inibizioni imposte dalla società e abbandonato ai propri desideri. In questo senso il pensiero del regista è rappresentato dal personaggio di Otto Gross (interpretato ottimamente da Vincent Cassel), psicanalista e grande oppositore delle teorie freudiane, convinto che la causa principale dei disturbi psichici non fosse la sessualità, ma l’adattamento dell’individuo alla società. Del resto, dal film traspare chiaramente che Gross è il personaggio che Cronenberg ama di più, di certo più del bigotto Freud o del complessato Jung (anche qui, ottime interpretazioni di Mortensen e Fassbender).

La storia del rapporto tra i due grandi psicanalisti viene narrata affrontando il tema scabroso della relazione tra Jung e una sua paziente; e il dilemma morale che strazia Jung, combattuto tra la passione per la donna e la sua etica professionale, è anche la domanda che il regista sembra porre allo spettatore: è giusto dare libero sfogo ai propri istinti, o li si deve lasciare rinchiusi nella gabbia della morale?

Sebbene il film soffra di un ritmo forse troppo compassato, la regia di Cronenberg è assolutamente impeccabile , e l’uso sapiente dei colori (il riposante azzurro del mare, l’acceso verde della vegetazione) permette al regista di creare delle immagini che sembrano dei veri e propri dipinti: dimostrazione che anche un cineasta che ha navigato per anni tra l’horror e la fantascienza è capace di realizzare un film intelligente e stilisticamente impeccabile.

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