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La matrice culturale di Guillermo Del Toro è quella dei comics, dei manga, del fantasy e del cinema dell’orrore: lo dimostra non solo la sua filmografia (i due Hellboy e Blade 2, ispirati a dei fumetti, l’horror urbano Mimic, il prossimo Pacific Rim, variante sul tema dei robottoni giganti tanto caro alla cultura nipponica) ma anche i tanti progetti naufragati (la regia de Lo Hobbit) e quelli ancora da venire (le versione cinematografiche di Frankenstein e Il Dr. Jekyll e Mr.Hyde). I suoi film migliori restano però due pellicole “di formazione”, ambientate in un contesto storico preciso (la guerra civile spagnola) e in un mondo molto particolare: quello dell’infanzia.

La spina del diavolo (2001) e Il labirinto del fauno (2006) sono delle originali varianti sui temi del fantastico e delle storie di fantasmi: l’atmosfera tipica di questi due generi viene stemperata dal fatto che protagonisti di entrambe le pellicole sono due bambini, che agiscono in maniera innocente e sincera, senza le bassezze e la violenza di cui sono capaci gli adulti. E del resto non è casuale che le vere minacce per loro non vengano tanto dal mondo fantastico, quanto da quello reale: Jacinto, piccolo protagonista de La spina del diavolo, per sopravvivere all’interno dell’orfanotrofio in cui suo padre l’ha abbandonato può contare sull’aiuto del fantasma di un bambino assassinato diversi anni prima; mentre ne Il labirinto del Fauno Ofelia deve guardarsi, più che dai mostri che popolano la foresta intorno alla sua nuova casa, dal generale franchista che sua madre ha deciso di sposare.

Entrambi i film hanno il loro punto di forza e di originalità nella commistione tra l’elemento storico e quello fantastico, oltre che nella capacità di raccontare un dramma come quello del conflitto civile spagnolo esaltando il coraggio di chi ha combattuto contro l’oppressore fascista (ne La spina del diavolo l’orfanotrofio è gestito da un gruppo di ribelli anti-franchisti, ne Il labirinto del Fauno la foresta è popolata non solo da mostri, ma anche da guerriglieri anarchici); ma a lasciare a bocca aperta è la potenza immaginifica del cinema di Del Toro: Il labirinto del fauno in particolare è un autentico tripudio di creature fantastiche e colori barocchi (il rosso del sangue, il verde della foresta), che ne fanno il capolavoro assoluto di questo regista messicano emigrato negli States. Due film che mescolano l’horror e la fiaba, nella rappresentazione di un mondo violento che può essere salvato solo dall’innocenza dei bambini.

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