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Per la rinascita che l’horror europeo ha vissuto negli ultimi tempi (e da cui l’Italia si è ben guardata dal partecipare) il 2005 è stato certamente un anno molto importante. In quell’anno infatti Neil Marshall realizza The Descent – Discesa nella tenebre, storia di un gruppo di speleologhe che restano intrappolate nel labirinto di caverne dei monti Catskill, nello Stato di New York, alle prese con un gruppo di semi-umani cannibali. Il film, forse l’horror migliore realizzato negli ultimi 10 anni, è spiazzante, esplosivo, e non lascia un attimo di tregua allo spettatore, né nella (splendida) prima parte, che ha il suo punto di forza nel senso di claustrofobia trasmesso dalle ambientazioni (caverne con soffitti che costringono le protagoniste a strisciare per terra, passaggi strettissimi ,voragini senza fondo), né nel secondo tempo, molto più cruento e ricco d’azione. The Descent è un film girato benissimo, con un grande senso dello spazio e della suspence, ricco di sequenze non solo dal grande impatto visivo, ma anche non banali dal punto di vista puramente simbolico: su tutte, quella in cui la protagonista emerge da un lago di sangue con le fattezze del volto sempre più simili a quelle dei mostri che le stanno dando la caccia: una trasformazione che in qualche modo rappresenta l’elaborazione di un lutto (la morte della figlia e del marito) ma che si fa occasione per una vera e propria “rinascita” (l’emersione dal lago come dall’utero della madre), anche se al di fuori del mondo e della civiltà.

Come dicevo, con questo film Marshall ha avuto il merito di dare il via ad una “new wave” dell’horror made in Uk, sebbene gli altri suoi lavori siano stati, a mio parere, non dello stesso livello: Dog Soldiers, del 2002, parte da un’idea interessante (un gruppo di soldati che ha a che fare con un branco di lupi mannari), ma si perde quasi subito in una trama abbastanza ridicola, mentre Doomsday (2008) si riduce ad essere una sorta di Fuga da New York in salsa scozzese con abbondanti dosi di inutile splatter.

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C’è però un altro regista che sta dando grande linfa all’horror inglese, Christopher Smith, che esordisce nel 2004 con Creep-Il chirurgo. Attraverso un uso atipico delle fotografia (con il ricorso a colori saturi come il verde), Smith realizza un film visivamente interessante e pieno di vera suspence, oltre che di una sana dose di effettacci splatter; e sebbene la trama della pellicola non costituisca nulla di nuovo (il classico serial killer che ammazza una serie di belle ragazze finchè non trova la bionda che gli dà del filo da torcere), il film si fa apprezzare molto sia per, appunto, l’impatto visivo (e qui la scelta di ambientarlo tutto nell’inquietante “Tube” della capitale britannica è vincente),  oltre che per una serie di sequenze tremendamente forti e disturbanti: alzi la mano chi non ha rabbrividito guardando il “mostro” che gioca ad operare una delle sue vittime in una immaginaria sala chirurgica.

Smith ottiene poi un successo notevole nel 2006, con un film in stile Non aprite quella porta: Severance-Tagli al personale è un riuscito cocktaill di azione, horror e humour; l’inizio è davvero intrigante, e anche lo spettacolare finale ambientato in una sorta di campo di concentramento abbandonato è molto ben riuscito. Ma il capolavoro di questo giovane regista britannico resta Triangle (2009): un film destabilizzante, che mette insieme il thriller di stampo classico, i paradossi temporali e Dieci piccoli indiani , che gioca con lo spettatore senza mai diventare troppo cervellotico, ma anzi sorprendendolo con sequenze forti e dal grande impatto (l’immagine della poppa della nave piena di cadaveri tutti uguali, il finale assolutamente geniale) e che riesce a dire qualcosa di nuovo e profondo anche sulla maternità e sul rapporto genitore-figlio.  Bellissimo, forse solo la punta dell’ iceberg di un fenomeno, quello dell’horror inglese, che in questi anni ci ha regalato piacevolissime sorprese.

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