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Il prestanome (USA – 1976) di Martin Ritt                                          Interpreti: Woody Allen, Zero Mostel, Herschel Bernardi, Michael Murphy, Danny Aiello

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Delle tante pellicole che hanno raccontato la vergognosa piaga del maccartismo, Il prestanome è senza dubbio una delle più lucide e dirette; fosse anche solo per la presenza di tanti personaggi che a loro tempo furono inseriti nelle liste nere del senatore McCarthy: il regista Martin Ritt, lo sceneggiatore Walter Bernstein, l’attore Zero Mostel, qui in una delle sue interpretazioni più toccanti.

 Il prestanome è un film solido e rigoroso sia formalmente che nel suo voler essere una obiettiva ma spietata denuncia della piaga che negli anni ’50 costrinse diversi personaggi del mondo del cinema (Chaplin su tutti) ad abbandonare gli Stati Uniti; e non ci si lasci fuorviare dalla presenza di Woody Allen: per la prima (ed unica) volta nella sua carriera, Allen interpreta un ruolo drammatico, senza abbandonare le nevrosi e l’ironia tipiche dei suoi personaggi certamente, ma in qualche modo “contenendole” in un’interpretazione molto più compassata, l’ideale per tratteggiare un personaggio viscido e ambiguo come Howard Prince. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che alla regia non c’è lo stesso Allen, o comunque un regista comico come poteva essere Herbert Ross (che lo aveva diretto in Provaci ancora, Sam) ma il ben più “quadrato”  e rigoroso Martin Ritt.

Discorso a parte merita il finale, uno dei più belli che il cinema moderno ricordi: durante un interrogatorio in merito alla sua attività da prestanome, Howard, che non si era mai realmente interessato alla causa dei perseguitati dal maccartismo (che aveva aiutato solo per il proprio tornaconto) ha uno scatto d’orgoglio: e in quel guizzo, in quell’unico (ma decisivo) momento di dignità, riscatta i peccati di una stagione da cancellare e forse riconcilia definitivamente il mondo del cinema con uno dei suoi momenti più bui e vergognosi.

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