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The Children (England – 2008) di Tom Shankland                                         Interpreti: Eva Birthistle, Hannah Tointon, Stephen Campbell Moore, Eva Sayer

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Quando, come nel mio caso, sei un vero e proprio divoratore di film, diventi talmente assuefatto alle “emozioni da pellicola” che è davvero difficile che una visione riesca sinceramente ad emozionarti, spaventarti o disturbarti.

Ecco, The Children è uno di quei film che è riuscito a turbarmi come non succedeva da tempo.

E dire che l’idea alla base della sceneggiatura di questa pellicola del 2008 di Tom Shankland (che già qualche anno prima aveva realizzato un ottimo horror come W delta Z) di per sè non è poi tanto geniale: un gruppo di persone isolate in una casa in montagna durante le feste di Natale, che cominciano a morire ammazzate l’uno dopo l’altra. Insomma, tutta roba già vista e rivista, se non fosse per un particolare curioso: il gruppo è quanto mai eterogeneo, visto che è composto da 4 adulti, da un’orda di bambini e da un’adolescente in piena crisi ormonale. E così, dopo un’inizio tutto sommato tranquillo, la vicenda prende quasi subito una piega inquietante, con i bambini che cominciano a comportarsi in maniera strana e con il che sangue che comincia a scorrere in maniera copiosa.

La bellezza e la forza di questo film non sono solo nel tema abbastanza forte (e di per sè disturbante) della cattiveria dei bambini, ma nel fatto che essi siano realmente “diabolici”, e come tali vengano trattati, ossia come dei veri e propri serial killer, tipo Mike Myers di Halloween o Jason di Venerdì 13 (e il modo in cui vengono fatti fuori lo dimostra ampiamente). Intelligente anche la scelta di Shankland tanto di dipingere un quadro di adulti a dir poco insopportabili (quello che ci prova con la quindicenne, i genitori hippy), che danno allo spettatore l’impressione quasi di meritarsi quanto gli accade, quanto di lasciare avvolto nel mistero il motivo scatenante della follia omicida dei bambini (viene solo fatto intuire che possa trattarsi di un qualche misterioso virus).

Un film solido, senza fronzoli, dimostrazione ulteriore che la scuola britannica continua a sfornare registi horror con idee e talento, capaci di lasciare, anche in uno spettatore assuefatto come il sottoscritto, una sottile vena di inquietudine una volta terminata la visione del film. E, vi assicuro, non è poca cosa.