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La regola del gioco (Francia – 1939) di Jean Renoir                               Interpreti: Nora Gregor, Paulette Dubost, Mila Parèly, Odette Talazac, Jean Renoir, Claire Gèrard, Anne Mayen, Marcel Dalio regledujeuDiventa difficile scrivere qualcosa su di un film su cui è stato detto già praticamente tutto. Il ventiquattresimo lungometraggio di Jean Renoir non è infatti solo “il credo dei cinefili, il film dei film” come amava definirlo Francois Truffaut, ma un’opera corale che, nonostante il suo insuccesso iniziale (alla prima a Parigi il film fu accolto da una selva di fischi) è arrivata ad essere considerata, nel tempo, una delle più importanti nella storia del cinema.

Il film descrive le vicende (ed in particolare gli intrighi amorosi) di un gruppo di vecchi amici che si ritrova in una magione fuori Parigi, negli anni in cui la minaccia di un secondo conflitto mondiale si fa sempre più concreta.  Ed è questo l’aspetto più interessante del film: la presenza costante del pericolo, della tensione, della guerra imminente, rappresentata dai comportamenti dei protagonisti.  Jean Renoir stesso disse che si trattava di “un film di guerra, anche se non viene fatta nemmeno un’allusione alla guerra”: i personaggi che popolano la pellicola vivono e si comportano inizialmente secondo le convenzioni della borghesia francese (seguendo quindi la “regola” di quel gioco chiamato società) ma ben presto gli odi, gli amori e le invidie, esplodono in un finale inaspettatamente drammatico. Le tensioni tra i personaggi sono quindi la metafora dello stato di paura di un mondo, quello della fine degli anni ’30, sull’orlo del baratro: e la splendida scena della partita di caccia è la rappresentazione palese di un paese in procinto di entrare in guerra.

Del valore tecnico dell’opera ovviamente non si discute, né si può dire molto: girato splendidamente quasi solo in interni, è un film che esalta le riprese lunghe, l’essenzialità della scenografia, utilizzando con una certa frequenza il piano sequenza ed esaltando, quindi, la profondità di campo; e la presenza, spesso, di un gran numero di attori nella stessa, lunga ripresa, ha reso ancora più complesso il lavoro del regista, e quindi ancora più sorprendente il risultato finale. L’unica nota un pò stonata a mio parere sono alcune interpretazioni (lo stesso Renoir si riserva il ruolo del musicista fallito Octave) un pò troppo marcate a macchiettistiche; questa forse è una caratteristica tipica del cinema francese (di quegli anni, ma in parte ancora oggi), ma ciò non toglie nulla alla bellezza, all’attualità di un film splendido come La regola del gioco.

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