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john-dies-at-the-end-banner2L’anarchia totale e la follia scanzonata dei film di Don Coscarelli sono qualcosa di abbastanza raro nel cinema contemporaneo. Lo dimostra la sua ultima fatica, passata quasi inosservata (nonostante lo zampino, sia come interprete che come produttore, di Paul Giamatti) John Dies at the end, pellicola comico-fantascientifica che racconta le avventure di due ragazzi che, grazie ad una nuova e potentissima droga, hanno ottenuto il potere di viaggiare tra mondi paralleli e di combattere mostri e alieni di ogni genere. Il film, girato con pochissimi soldi, non si prende mai sul serio, e non pretende di dire nulla di particolare: ma il ritmo frenetico, allucinante (o allucinato?) della messa in scena di Coscarelli e delle interpretazioni degli attori, lo rendono molto più di un semplice film di serie b.

Che la carriera di questo regista libico naturalizzato americano sia stata eterogenea e, soprattutto, altalenante, lo dimostra il suo film cult per eccellenza, quel Phantasm del 1979 che, rivisto oggi, mostra tutti i suoi limiti, ma che nell’innocenza e spensieratezza, a volte ingenua,  di alcune scelte (l’idea della palla volante che uccide, o dei cadaveri resuscitati come nani al solo scopo di divenire gli schiavi di un gruppo di alieni) trovò un quasi inspiegabile motivo di successo.

Insomma, in definitiva, io non sono un fan di Coscarelli, tutt’altro (proprio Phantasm, ad esempio, lo trovo un film super datato e abbastanza noioso), ma non posso neanche fare a meno di apprezzarne il lato anarchico e strafottente. In questo senso, la sua opera migliore resta forse Booba Ho-Tep, film su un Elvis Presley (o un suo sosia, non è dato saperlo) invecchiato e col volto del mitico Bruce Campbell, alle prese con una mummia che sta infestando l’ospizio in cui è ricoverato. Un film ironico, che sbeffeggia il cinema di genere, e che, come quasi tutto il cinema di Coscarelli, non si prende mai troppo sul serio.

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