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Amore_Molesto_LQuello di Mario Martone è un cinema di chiara impostazione teatrale, e del resto non potrebbe essere altrimenti, visto che questo cineasta napoletano è stato tra i massimi esponenti dei Teatri Uniti. Ed è proprio con gran parte dei compagni della straordinaria esperienza artistica dei Teatri Uniti che Martone lavora al suo primo film, Morte di un matematico napoletano (1992), racconto appassionato sugli ultimi giorni di vita del geniale matematico partenopeo Renato Caccioppoli. Il film è un po’ grezzo, ma molto ben interpretato, e si fa apprezzare lo stile essenziale, solido e privo di fronzoli di Martone, sempre concentrato sugli attori e sugli ambienti poveri, scarni di una Napoli mai così parte integrante della storia di un film.

Napoli è anche la protagonista di quello che ad oggi considero il lavoro migliore di Martone, ossia L’amore Molesto (1995). Le strade caotiche e  trafficate del capoluogo campano sono l’ambientazione ideale per questo thriller atipico interpretato dalla bravissima Anna Boniauto nel ruolo di una donna che cerca di svelare i segreti legati al passato della sua famiglia. Un film impostato quindi come un classico “giallo”, eppure capace di costringere lo spettatore a compiere un intenso percorso interiore, tra le proprie paure e il proprio passato: un vero e proprio viaggio della (e nella) memoria.

Merita di essere menzionata anche un’altra opera di Martone,l’episodio La salita del film collettivo I Vesuviani (1997), in cui Toni Servillo interpreta un Antonio Bassolino appena eletto sindaco di Napoli: episodio che è una riflessione amara sulla fine del comunismo (in una scena appare anche il profetico Corvo di Uccellacci e uccellini di Pasolini) ma anche sul sogno infranto di una rinascita, quella della Campania, tanto sperata ma mai concretizzatasi.

Noi credevamo (2011) può essere visto in questo senso come una continuazione del pensiero espresso ne La salita: anche qui Martone compie una riflessione sugli ideali infranti, ma lo fa su scala maggiore,  concentrandosi sull’epopea del Risorgimento, e sugli aspetti oscuri che sono stati spesso offuscati dal mito dell’unità d’Italia. E così, attraverso la storia di due giovani carbonari, attorno a cui ruotano tutti i grandi personaggi dell’epoca (Mazzini è interpretato ancora da Toni Servillo, splendido), vengono descritti tutti i luoghi oscuri e le contraddizioni di un’epopea troppe volte mitizzata senza coscienza critica, di un percorso di unificazione sperato, sognato e idealizzato (il fervore dei protagonisti è sincero e reale) ma mai realizzatosi compiutamente.