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Pacific Rim (USA – 2013) di Guillermo Del Toro                                             Interpreti:  Charlie Hunnam, Idris Elba, Rinko Kikuchi, Charlie Day, Ron Perlman, Max Martini

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Si è detto (e si sta dicendo) molto su Pacific Rim: e come sempre in  casi di pellicole di questa portata, c’è che chi parla di “film del secolo”, gridando al capolavoro, e chi invece di classico blockbuster per famiglie, o di classica “americanata”. A costo di sembrare democristiano, devo dire che entrambi i partiti hanno ragione: ma mettiamo un po’ di ordine, in modo da cercare di chiarire la questione.

Cominciamo col dire che, nel campo del cinema fantastico, Guillermo Del Toro ha pochi rivali (forse, il solo Peter Jackson): quando si tratta di mettere in scena storie di mostri, scene spettacolari, sequenze di lotta dal grandioso impatto visivo, il regista messicano naturalizzato americano, è davvero il numero uno; riuscire poi a girare i combattimenti tra mostri e robottoni giganti in maniera così organica e poco confusionaria, riuscendo a “lanciare” lo spettatore dentro la sequenza al punto da farla quasi sembrare reale (è vero che è queste scene sono quasi tutte fatte al computer, ma decidere il punto di vista migliore per lo spettatore e quindi dove “piazzare” la macchina da presa virtuale, è una cosa assolutamente non facile), dimostra la grandezza assoluta del regista de Il labirinto del fauno.

Ma proprio quest’altra bellissima pellicola di Del Toro può essere lo spunto per parlare dei punti deboli di Pacific Rim (che, purtroppo, sono parecchi). L’intento “didattico”, quasi formativo, e l’impostazione matura che aveva Il labirinto del fauno, sono in Pacific Rim completamente assenti: e anzi la pellicola è piena zeppa di personaggi macchiettistici (i due scienziati che si bisticciano per tutto il film, il boss interpretato da Ron Perlman) o tremendamente stereotipati (il soldato decaduto che torna per salvare il mondo, il generale che si sacrifica per tutti dopo il classico discorso patriottico-motivazionale), e di sequenze e dinamiche narrative già viste migliaia di volte e a dir poco infantili (l’allenamento dei cadetti, i litigi tra i giovani piloti, l’innamoramento con la bella di turno). Neanche gli attori fanno un grande lavoro (Rinko Kikuchi poi l’ho trovata imbarazzante). E dire che Del Toro non ha nemmeno la scusa di essere stato costretto dalla produzione ad utilizzare una sceneggiatura o degli interpreti così ridicoli, visto che ormai ad Hollywood ha un potere come pochi: la verità è che probabilmente ha preferito concentrarsi solo sull’aspetto spettacolare della pellicola (facendo, lo ammetto, un lavoro straordinario), ma trascurando tutto il resto.

In sintesi quindi, ecco il mio pensiero: Del Toro ha avuto l’occasione di fare quello che avrebbe potuto essere il film del secolo, ma l’ha persa. Probabilmente però ci ritroveremo comunque, nel corso dei prossimi anni, a ringraziarlo: perché grazie a Pacific Rim è stata alzata l’asticella del cinema fantastio (nulla sarà più come prima, su questo non ci piove) e perchè, probabilmente i tanti bambini che andranno al cinema a vederlo finiranno per innamorarsi di quella cosa magica e spettacolare chiamata cinema.

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