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La grande illusione (Francia, 1937) di Jean Renoir                                      Interpreti: Jean Gabin, Dita Parlo, Pierre Fresnay, Erich Von Stroheim, Marcel Dalio

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Il modo in cui Jean Renoir riesce a descrivere il dramma della guerra è davvero unico: nel 1939 con La regola del gioco dirige un film che anticipa gli orrori della seconda guerra mondiale senza praticamente mettere in scena nessuna battaglia e nessun soldato, ma solo mostrando le dinamiche spietate che regolano i rapporti e le convenzioni sociali; e ancor prima, ne La grande illusione, il regista francese aveva detto la sua sulla Grande Guerra.

Per Renoir la guerra (che egli visse sulla sua stessa pelle) non è quella delle trincee, quella dei soldati mandati a morire come carne da macello, quella dei militari freddi e crudeli col nemico; è piuttosto il dramma di uomini che si rispettano, che in un’altra vita e in altri tempi probabilmente sarebbero stati grandi amici e avrebbero mangiato allo stesso tavolo, e che sono invece costretti a fronteggiarsi sul campo di battaglia. Tutto ciò è rappresentato in maniera straordinaria dal personaggio del capitano von Rauffenstein (uno splendido Eric von Stroheim), e dal rispetto e dall’amicizia sincera che lo legano al Capitano de Boeldieu, che il militare tedesco si ritrova, suo malgrado, a dover uccidere; un’esecuzione fatta in nome delle leggi che “regolano il gioco” della guerra (e qui è chiaro il rimando anche al film che Renoir dirigerà due anni dopo, La regola del gioco, appunto). Il gesto che von Rauffenstein compie subito dopo essere stato costretto ad uccidere de Boeldieu (il taglio dello stelo dell’unico fiore presente nel suo castello) è, oltre che poetico, anche fortemente simbolico: uomini come lui, o come lo stesso capitano francese appena morto, sono legati ad un’altra visione del mondo, ad un’altra epoca, che sta cedendo il passo (e in questo senso la Grande Guerra può essere vista proprio come un “momento di passaggio storico”) a una nuova era, non più basata sul lignaggio e sulla nobiltà, ma bensì su una maggiore eguaglianza.

Ma questo non significa, come molti hanno detto, che per Renoir la Guerra fosse quindi un male necessario: perché La grande illusione, come dimostra il bellissimo finale, in cui Jean Gabin si innamora di una donna tedesca, è invece un film denso di amore per la vita, e soprattutto di una speranza (o forse proprio di una “grande illusione”?), e cioè che finalmente i conflitti possano placarsi e gli uomini tornare a vivere, in pace, insieme.