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C’era una volta in America (Italia, USA – 1984) di Sergio Leone                Interpreti: Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, William Forsythe, James Hayden, Tuesday Weld , Danny Aiello, Joe Pesci

C'era_una_volta_in_America Ci sono film che per la loro portata non possono non essere definiti “epocali”, e C’era una volta in America lo è, senza ombra di dubbio. Perché è stato concepito e realizzato come un’ambiziosa riscrittura delle origini dell’America Moderna (così come Leone aveva già rivisitato, in C’era una volta il West, il mito della frontiera); e perché tutto, in questo film, sa di grandezza: la sua lunghezza spropositata, l’assoluta perfezione e il rigore storico tenuti nella costruzione di set e ambientazioni, la sintesi perfetta tra suono e immagini (splendida, come sempre, la colonna sonora realizzata da Ennio Morricone).

C’era una volta in America è un film sulla nascita ma anche sulla fine di un sogno: la vita e le vicende di Noodless (un grandissimo Robert De Niro) rispecchiano quelle di un Paese che, come il suo protagonista, sta “diventando adulto”, ma che come in ogni percorso di crescita, viene messo di fronte alla dura realtà di un mondo cinico e spietato. In questo senso l’infanzia spensierata ma violenta di Noodless (che culmina con il primo omicidio ed il carcere)  rappresenta la fine dell’innocenza del Paese; il successo che arriva grazie al proibizionismo invece dell’ascesa, a  qualsiasi costo, del potere Americano; ed infine la vecchiaia non è altro che la metafora della morte di tutte le illusioni di una Potenza ormai in mano ai potenti e al dio denaro.

Il film si chiude con l’immagine di Noodles che ride, perso tra i fumi dell’oppio: che sia stato tutto un sogno? Che il tradimento di Max, il suo migliore amico, non sia mai avvenuto, e che le vicende del Noodless vecchio siano state solo immaginate dal personaggio si De Niro, forse per giustificare la (reale) morte del suo migliore amico? Ma in fondo, il mistero che attanaglia il finale di C’era una volta in America, conta poco: ciò che conta è che con questo film magnifico, che va vissuto come una vera e propria esperienza sensoriale (le quasi quattro ore di pellicola volano via in un attimo, e lo spettatore non può non restare per gran parte del film a bocca aperta e con gli occhi sgranati, per via della bellezza delle immagini e della colonna sonora di Morricone), Leone ci abbia lasciato un suo “testamento spirituale”, che è insieme racconto delle origini dell’America Moderna ma anche apologia della grandezza del cinema.