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Il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere James Wan è: furbo. E lo dico perchè questo regista malese naturalizzato australiano ha dimostrato, negli anni, di saper intercettare (e soddisfare) alla grande i gusti e le esigenze degli amanti dell’horror. I film di Wan, sia chiaro, non dicono nulla di nuovo rispetto al modello classico dell’horror paranormale: casa infestata, presenze demoniache, bambini inquietanti, insomma cose viste e riviste centinaia di volte in centinaia di film. La differenza sostanziale sta nella messa in scena, che è molto più elegante della norma: Wan è uno che sa come usare la macchina da presa e, come dicevo, come spaventare lo spettatore.

In questi aspetti Insidious (2010) e The Conjuring, uscito quest’anno, si assomigliano molto (anche per la presenza, in entrambi i film, di un altro elemento caratteristico del cinema di Wan, quello dei “detective del paranormale”) e provocano più di un balzo dalla sedia allo spettatore (sempre perchè, come dicevo, Wan è uno “furbo”: la paura viene “somministrata” attraverso espedienti che più classici non si potrebbe, come effetti sonori improvvisi, le apparizioni dal nulla, giochi del tipo vedo/non vedo). Mentre Insidious però tende a perdersi un pò in una dimensione onirico-fantasy non troppo convincente, The Conjuring è arricchito da un finale al cardioplama molto ben strutturato (con tanto di esorcismo finale) e da una messa in scena dallo stile retrò (il film è ambientato negli anni ’60 ed è ispirato a fatti realmente accaduti) tremendamente gustosa e ben fatta, e che lo mette un gradino sopra alla media degli horror americani contemporanei.

The conjuring meglio di Insidious quindi, anche se l’opera migliore di Wan resta senza dubbio il suo esordio dietro la macchina da presa. Saw-L’enigmista resta uno dei thriller migliori realizzati in USA negli ultimi anni: la vicenda del serial killer che costruisce trappole infernali per ammazzare le prorpie vittime (tutte colpevoli di non apprezzare la vita sino in fondo) è arricchita da un meccanismo a incastro geniale (alzi la mano chi non è rimasto folgorato dal finale), e da una componente splatter meno esagerata di quanto si possa pensare (a parte i primi omicidi e l’amputazione finale, il film non eccede in inutili e  gratuiti effettacci da grand guignol). Peccato per i capitoli successivi della saga (di cui Wan è stato solo produttore) che, ad eccezione del secondo, sono davvero orribili.