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Jack Ketchum’s Girl Next door (USA -2007) di Gregory M. Wilson   Interpreti: Blanche Baker, Daniel Manche, Blythe Auffarth

TheGirlQuando si guardano diverse centinaia di film all’anno, diventa difficile che una pellicola ti commuova, spaventi, o addirittura ti disturbi. Un’eccezione è Jack Ketchum’s Girl Next door  (ispirato, come da titolo, a un libro di Jack Kectchum, che a sua volta aveva tratto spunto da un fatto di cronaca), pellicola tremendamente disturbante non tanto per la trama in sé, che già basterebbe a far star male un bel po’ di gente (una ragazza che ha appena perso i genitori viene accolta in casa da una lontana parente; quest’ultima, con la complicità di un gruppo di ragazzi del vicinato, la segrega in cantina e comincia a torturarla) e nemmeno  in ciò che viene mostrato (le violenze vengono quasi sempre solo lasciate intuire), quanto nel fatto che lo spettatore si immedesima nel personaggio di uno dei bambini che assistono alle sevizie.

David (questo il nome del bambino) non fa niente per opporsi alle torture subite dalla giovane protagonista: forse perché ammaliato dalla figura di Ruth (una splendida Blanche Baker), la diabolica regista delle violenze e delle sevizie; forse semplicemente perché spaventato;  o forse, ed è questa l’ipotesi più terrificante, perché affascinato dalla visione del perpetrarsi del male. Lo spettatore quindi si identifica con David  non tanto per la narrazione in prima persona, quanto perché il senso allo stesso tempo di repulsione ma anche di desiderio che si prova nel guardare in faccia il Male e l’Orrore è un qualcosa che è parte di ogni essere umano.

Jack Ketchum’s Girl Next door è un film che disturba perché ci mette di fronte alle nostre paure e ai nostri demoni: una pellicola terrificante, che ci ricorda quanto possa essere mostruoso l’essere umano, e quanto il male sia presente dovunque intorno a noi. Ma che nonostante questo ci regala un momento di lirismo e di poesia straordinario quando, nel finale, un David ormai cresciuto ricorda la “ragazza della porta accanto”, il cui volto lo accompagna (e lo perseguita) in ogni giorno della sua esistenza.

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