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les diaboliques

Clouzot è stato, all’interno del panorama del cinema francese, un regista che ha sempre fatto storia a sé: difficilmente incasellabile in uno dei “filoni” tipici del cinema d’oltralpe (il “realismo poetico” degli anni ’50, la Nouvelle Vague dei primi anni ’60)  egli è stato, essenzialmente, un regista di genere. I film di Clouzot sono infatti dei thriller solidi, appassionanti (qualcuno lo paragonò ad Hitchcock,anche perché si dice che il maestro inglese si fosse ispirato, per Psycho,  al film di Clouzot I diabolici), pieni zeppi di implicazioni storiche e sociali.

Il suo capolavoro riconosciuto, I diabolici (1954) ne è un esempio: storia di due donne che assassinano il marito di una di loro, ma che poi scoprono, il giorno dopo, che il cadavere è sparito e che il morto sembra essere resuscitato, è un film che si regge tutto sull’atmosfera morbosa e macabra della vicenda (un grosso contributo in questo è dato dal fatto che il film è privo di colonna sonora), sull’ossessione e i sensi di colpa della protagonista (Vera Clouzot, moglie del regista, che morirà pochi anni dopo per un arresto cardiaco, destino molto simile a quello che capita, nel film, al suo personaggio), e su una suspence a tratti quasi insostenibile (si pensi alla protagonista che, nella camera di uno squallido motel, si ritrova di fronte una porta a specchi che si apre lentamente, per dei secondi che sembrano delle ore, senza rivelare, fino al’ultimo, chi o cosa c’è dall’altra parte).

I Diabolici è un film magnifico, così come lo era stato Il corvo (1943), vicenda nera ambientata nella provincia francese occupata dai nazisti: la storia, quella di un misterioso anonimo che scrive lettere minatorie alle personalità più in vista di un piccolo paese, si fa riflessione sul marcio che si cela nella provincia francese (motivo per il quale il film ebbe una vita molto difficile dal punto di vista della distribuzione, venendo boicottato per diversi anni e accusato di essere filonazista); dimostrazione che Clouzot non è stato solo un grande regista di genere, ma anche un attento pittore della realtà francese.

Uno dei pochi momenti della sua carriera in cui Clouzot si allontanerà dal thriller sarà con Il mistero Picasso (1956), un film-documentario quasi sperimentale in cui il grande maestro viere ripreso mentre dipinge per un’ora e mezza una serie di tele: un film interessante perché mostra come il processo creativo dell’artista sia un continuo divenire, un mutamento senza sosta: cosa che accomuna Picasso (e qualsiasi pittore) a Clouzot, di cui è risaputo che stravolgesse diverse volte la sceneggiatura dei suoi film prima di metterla in scena.