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Re-animator_quad-1-500x373Ci sono registi che, nonostante abbiano rivestito una certa importanza all’interno della storia di un determinato genere cinematografico, sono stati incomprensibilmente dimenticati. E’ accaduto, nell’ambito del cinema horror, anche a Stuart Gordon, il cineasta che, giovanissimo, realizzò nel 1985 Re-Animator. Sebbene oggi Re-Animator risenta un po’ dei suoi anni (personaggi forse troppo stereotipati, dei “mostri” non propriamente spaventosi) a rendere questo film un piccolo cult sono bastati il modo ingenuo ma sincero di approcciare Lovecraft (Gordon è uno dei pochi registi che è riuscito a portare sullo schermo degnamente le atmosfere e gli incubi dello scrittore statunitense), la contaminazione tra i generi dell’horror e del fantastico, ed una degna messa in scena. La storia, quella di un medico che scopre come riportare in vita i cadaveri, permette a Gordon di riflettere sui limiti tra scienza e fede, sul rapporto dell’uomo con la morte; cosa che farà anche col suo secondo (e, a mio parere, migliore) film, From Beyond-Terrore dall’ignoto, in cui, ancora  ispirandosi a Lovecraft, Gordon narra la storia di uno scienziato che ha inventato uno strumento capace di aprire una breccia nel mondo reale mettendolo in contatto con un’altra dimensione. Se anche qui alcuni elementi possono risultare banali (i pesci fantasma, ad esempio), altri, come il diabolico personaggio di Pretorius (rappresentazione del male puro, oltre che di una società marcia e corrotta: si tratta infatti di un uomo ambizioso, pervertito, incurante dei limiti etici che la sua professione gli impone) o le splendide metamorfosi del “mostro” (che rimandano molto al cinema Cronenberg) fanno di From Beyond  un grande film, girato nettamente meglio rispetto a Re-Animator.

Questi primi film di Gordon avrebbero potuto dare nuova linfa ad un genere, l’horror, che invece stava inesorabilmente morendo: e invece bisognerà aspettare Wes Craven e il suo Scream, nel 1996, per veder rinascere il genere, mentre Gordon e troverà sempre maggiori difficoltà a lavorare. Gordon realizzerà comunque negli anni altri film interessanti, su tutti un’altra pellicola ispirata a un racconto di Lovecraft, Dagon (2001): un film dal gran ritmo, che sin dai primi minuti immerge lo spettatore in un’atmosfera e un mondo inquietanti, ricreati grazie ad un’ottima fotografia e all’azzeccata location in cui la vicenda è ambientata. Lo stile avvolgente di Gordon coinvolge appieno lo spettatore nel delirio mistico che è alla base del racconto originale di Lovecraft;  e anche se i mezzi sono pochi, Dagon si distingue per quello che è: un piccolo gioiellino del genere.

Come dicevo, Gordon resterà nel dimenticatoio per diversi anni; verrà in parte riscoperto alla fine degli anni ‘2000: con Edmond (2005) andrà addirittura a Venezia, raccontando la follia di un uomo (uno splendido William H. Macy) che, stanco della sua vita ordinaria e senza sorprese, si dà alla violenza e all’omicidio, trovando la sua dimensione (e forse addirittura l’amore) nel carcere in cui passerà il resto dei suoi giorni; mentre con lo splendido Stuck (2007) forse il suo film migliore, racconterà di un barbone che viene investito da una donna e che viene da lei abbandonato, ancora vivo, incastrato tra i vetri e le lamiere. Due film simili, non degli horror puri quanto piuttosto degli spaccati della società americana: ma mentre Edmond ci mostra come gli istinti e i desideri dell’uomo vengano spesso repressi per rendere la società il più conformista possibile, Stuck evidenzia come quella stessa società tenda ad escludere i più deboli, gli sfortunati,  costringendoli  a sparire, a divenire invisibili. Ma sia l’uomo costretto ad adeguarsi alla massa, sia quello che non viene minimamente considerato dal mondo in cui vive, nei film di Gordon si prendono la loro, sanguinosissima rivincita.