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La casa dalle finestre che ridono (Italia, 1976) di Pupi Avati         Interpreti: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Vanna Busoni, Andrea Matteuzzi, Bob Tonelli

casa21Ciò che rende straordinaria, e a suo modo unica, la prima (e migliore) digressione di Pupi Avati nei generi del thriller e dell’horror, è la dimensione onirica e delirante che il regista bolognese ha saputo donare al suo film (ed a oggi suo indiscusso capolavoro).

La casa dalle finestre che ridono ha infatti una trama abbastanza classica (un esperto d’arte viene mandato in un paesino della pianura padana per  restaurare un misterioso quadro, al quale sembrano legate sparizioni, riti demoniaci, sacrifici umani e orribili omicidi), ma è la messa in sena a renderlo un film magnifico: Avati ricrea un’atmosfera tipica dei film di fantasmi (si pensi all’incipit, o a scene come l’apparizione dalla nebbia della figura di Flavia Giorgi), che dona al film una dimensione disturbante e allucinata, e allo spettatore la sensazione di stare vivendo un incubo, piuttosto che vedendo un film. Lo dimostrano le due scene finali, in cui il protagonista svela il mistero che si cela dietro la storia del “pittore di agonie” e delle sue due misteriose sorelle, in cui Avati sceglie di mostrare il tutto in soggettiva, attraverso gli occhi del protagonista, accentuando quindi il coinvolgimento emotivo dello spettatore.

Tecnicamente ineccepibile, con un cast fatto di comprimari eccezionali (Gianni Cavina, che interpreta il tassista ubriaco, o Bob Tonelli, che ha invece il ruolo del sindaco nano),  La casa dalle finestre che ridono ha il merito di essere un film che mette davvero paura ogni volta che lo si rivede: alzi la mano chi non ha quasi urlato di terrore mentre guardava il finale del film,  o chi non si è sorpreso a saltare sulla sedia in una delle tante scene ambientate nella casa abbandonata. Interessante anche la scelta di ambientare il tutto in un contesto atipico per l’horror, la pianura padana (una cosa simile l’aveva fatta Fulci con il suo Non si sevizia un paperino, ambientato in un paesino del sud italia) che però ben si presta all’atmosfera morbosa e terrificante che pervade tutto il bellissimo La casa dalle finestre che ridono.