Tag

, , , , , ,

Grand Budapest Hotel (USA – 2014) di Wes Anderson                            Interpreti: Ralph Fiennes, Tony Revolori, Saoirse Ronan, Bill Murray, Edward Norton, F. Murray Abraham, Harvey Keitel, Jude Law, Tom Wilikinson, Tilda Swinton

grand budapestQuello che dissi già ai tempi del mio post su I Tenenbaum, e cioè che il cinema di Wes Anderson è davvero difficile da spiegare a parole, è ancora più vero per la sua ultima opera, Grand Budapest Hotel. Forse basterebbero le parole che, all’inizio del film, vengono pronunciate dal personaggio dello scrittore interpretato da Tom Wilkinson (da vecchio) e Jude Law (da giovane): ogni creatore di storie (e quindi anche un regista) non racconta mai nulla che sia totalmente frutto della sua fantasia, ma si ispira sempre a qualcosa di reale, a fatti o personaggi con cui si è scontrato in vita.

Che sia chiaro, questo non vuol dire che Anderson abbia mai vissuto situazioni folli come quelle raccontate nei suoi film, sempre fortemente surreali; eppure il messaggio che questo interessantissimo e ormai affermato cineasta sembra voler trasmettere con il suo cinema barocco, colorato, a tratti quasi fumettistico, ma legato a un’idea  così “innocente” del mezzo cinematografico (è frequente nelle sue opere l’uso di fondali dipinti, di effetti speciali realizzati con mezzi artigianali, e una rinuncia quasi totale alla computer-grafica) è più sincero e realista di quanto sembri.

“Sincero”, ecco, è forse il termine che trovo più appropriato per i film di Anderson: nonostante la storia di Gustave H e Zero Moustafa, rispettivamente concierge e fattorino di un lussuoso e famoso albergo europeo (il Grand Budapest del titolo) sia surreale e fantasiosa; nonostante i personaggi siano tratteggiati in maniera così  eccessiva da divenire caricature di esseri umani; nonostante la messa in scena ricordi più quella di un fumetto o di un cartone animato che quella di un film; nonostante tutto ciò, Grand Budapest Hotel è un film che (ci) parla di cose reali, “vere”: della potenza dell’amore, capace di convincere un vecchio miliardario a lasciare in vita il suo albergo in decadenza solo per ricordare la donna che amò in gioventù; del passare inesorabile del tempo, e di chi inutilmente cerca di “congelarlo”, come il personaggio di Gustave (uno splendido Ralph Fiennes), ancora legato ad un’epoca di luci, feste, e principesse, da tempo sostituite da guerra e  desolazione; e della potenza dell’amicizia, quella tra i due protagonisti, che nel loro essere assurdamente “finti”, grazie alla sincerità dei loro sentimenti sono più reali di quanto si possa pensare.

Articolo apparso anche su http://discutibili.com/2014/04/29/monsieur-verdoux-grand-budapest-hotel/

Annunci