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moon_trailer_2A Duncan Jones sarebbe potuto bastare essere il figlio di David Bowie. E invece il figlio del Duca Bianco ha deciso di mettersi a fare cinema; e, se i risultati sono quelli dei suoi primi due lavori, Moon (2009) e Source Code (2011), bisogna dire che ha fatto bene.

Quelli di Jones sono film tutto sommato a basso budget (specialmente il primo), e sono uno dei rari esempi di “cinema di genere” dei giorni nostri, che affonda le sue radici nella letteratura sci-fi più popolare e nei grandi classici del cinema di fantascienza (2001:Odissea nello spazio su tutti). Moon è un film che ruota intorno al personaggio di Sam Bell (interpretato da un ottimo Sam Rockwel) unico membro di una stazione spaziale che estrae elio dalla superficie lunare da inviare sulla Terra. Il film non è solo un thriller fantascientifico disturbante ed alienante (Bell si ritrova ad avere a che fare con un altro sé stesso, un suo clone saltato fuori dal nulla), ma anche una pellicola sull’alienazione dell’individuo: chi siamo realmente? Qual è il nostro posto nel mondo?)

Source code è un film più adrenalinico e denso d’azione rispetto a Moon: ma anche questa pellicola ha alla base l’idea dell’individuo solo contro un mondo che non lo comprende e lo sfrutta per i suoi fini. Storia di un militare americano cui viene data la possibilità di rivivere gli ultimi attimi di vita di una delle vittime di un attentato terroristico (allo scopo di scoprire l’identità di chi ha piazzato la bomba), Source code è un film che non lascia un attimo di respiro allo spettatore, in cui Jones dimostra di saperci fare anche con l’azione e  con buone dosi di adrenalina.  Con continui sbalzi temporali, il giovane regista gioca con lo spettatore divertendosi a destabilizzarlo (cosa tra l’altro che si era già notata in Moon, in cui nulla è quello che sembra: si pensi alla scena del “doppio risveglio” del protagonista, che si svelerà per quello che è solo nella seconda parte della pellicola).

Non mancano però nei suoi film anche dei momenti delicati e toccanti: in Moon i dialoghi di di Bell con la figlia rimasta sulla Terra, in Source Code la storia d’amore impossibile, al di là del tempo e dello spazio (e quindi della realtà) tra i personaggi di Jake Gyllenhaal e Michelle Monaghan.

Attendiamo Jones al varco, col suo prossimo film che sarà ispirato a War of Warcraft: speriamo non venga risucchiato dal meccanismo delle major e del cinema ad alto budget, sarebbe davvero un peccato perdere un regista promettente come lui.