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Hellboy_Guillermo_del_ToroChe Guillermo Del Toro, da sempre appassionato di mostri e creature fantastiche, si sarebbe ritrovato prima o poi ad adattare un fumetto per il cinema, era una cosa quasi naturale. L’occasione gli capita nel 2002 quando, nonostante il flop della megaproduzione Mimic (che gli studios americani gli avevano affidato impressionati dalla sua opera prima, Cronos), a Del Toro viene affidata la direzione di Blade II. Il regista messicano non gira certo un capolavoro, ma il secondo capitolo della saga cinematografica sul vampiro interpretato da Wesley Snipes è nettamente migliore del precedente: le scene d’azione sono ottimamente girate, e Del Toro non si risparmia certo in quanto a violenza e momenti splatter. Alcune sequenze sono visivamente molto belle (come quella nei sotterranei) e compensano una sceneggiatura non proprio eccezionale, oltre che degli effetti speciali un po’ mediocri. La parte migliore del film è però sicuramente il finale, privo dell’happy-end classico del comic-movie americano, ma al contrario pessimista e per nulla consolatorio.

Blade II ottiene un buon successo,e così al regista messicano viene affidata, due anni dopo, la trasposizione cinematografica di un altro fumetto, Hellboy: Del Toro ha l’intuizione di snaturare il comic originale, sostituendone i toni noir e malinconici con lo stile barocco che gli appartiene. Forse Hellboy soffre la poca libertà data dalla produzione al regista (il film è pieno zeppo di luoghi comuni e di spacconate americane), ma la scelta coraggiosa di un antidivo come protagonista (il grandissimo Ron Perlman) e i toni un po’ retrò di personaggi e ambientazioni, rendono comunque il film molto interessante.

Molto meglio comunque il secondo capitolo: Hellboy – The golden army (2008) è un film in cui Del Toro gode di una libertà quasi totale, e può così dare sfogo a tutta la sua fantasia. Visivamente parlando, l’opera è bellissima, una delizia per gli occhi; e anche le creature fantastiche che la popolano sono pensate e realizzate in maniera eccezionale, davvero “belle da vedere”, per quanto mostruose esse siano. C’è poi anche qui, come in Blade II, un’atmosfera per nulla consolatoria: la scena in cui la Morte predice che sarà proprio Hellboy a portare la distruzione sulla Terra, e tutte le possibili implicazioni dovute ai “figli del demonio” che Liz porta in grembo, dimostrano come questo non sia il “solito” film sui fumetti. La stessa storia d’amore tra l’uomo-pesce e la principessa, o la morte dei due fratelli nel finale (il cattivo è ancora Luke Goss, lo stesso di Blade II, che anche qui fa una discreta figura, dando vita a un principe decaduto di grande spessore) dimostrano ancora una volta come Del Toro sia un regista che, nonostante racconti sempre di mostri e universi fantastici, non lo faccia mai in maniera convenzionale o scontata.