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Cannibal Holocaust (Italia – 1980) di Ruggero Deodato                             Interpreti: Robert Kerman, Francesca Ciardi, Perry Pirkanen, Luca Barbareschi, Gabriel Yorke, Salvatore Basile

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Credo che troppo spesso si sia commesso l’errore di considerare Cannibal Holocaust un film epocale “solo” per la sua violenza efferrata, sconvolgente, senza filtri; oppure “solo” perché è stato il primo film ad utilizzare l’espediente del mockumentary, anni prima che questa tecnica divenisse celebre grazie a film come The Blair Which Project.

Tutti motivi più che validi per fare del film di Deodato un vero e proprio cult; cult che però a mio parere si fa apprezzare, oltre che per l’intelligenza di alcune scelte (l’idea di far credere che le vicende descritte nel film fossero avvenute realmente fu, per l’epoca, geniale), soprattutto per il suo messaggio di denuncia (probabilmente non voluto, almeno a giudicare dalle successive dichiarazioni del regista): i protagonisti della pellicola sono chiaramente personaggi disgustosi, accecati da una fame di denaro e di successo che li porta ad abbandonarsi alle crudeltà più efferate. Chi lo accusa di sensazionalismo non ha capito che il film è, al contrario, una denuncia di un certo modo di concepire i media e lo spettacolo (denuncia forse fatta da Deodato inconsciamente, visto che egli era per sua stessa ammissione un fan di Jacopetti e dei vari Mondo cane), una critica ad una società, quella occidentale, che considera le culture tribali come inferiori; senza rendersi conto che, invece, è essa stessa ad essere ancora tremendamente “selvaggia” (come sembra indicare il prologo del film, in cui la voce fuori campo di un giornalista spiega quanto siano “arretrate” la foresta amazzonica ed i suoi abitanti mentre sullo schermo scorrono le immagini del centro di New York).

Dal punto di vista tecnico, Deodato dimostra di essere un  grande regista, riuscendo a girare con maestria in condizioni disagiatissimne; e l’idea di dividere la pellicola in due parti (la seconda, in cui viene mostrato il “documentario” girato dai quattro protagonisti, è stata girata in 18 mm e con la pellicola sporcata a mano da Deodato per aumentarne il realismo) è assolutamente riuscita. La crudeltà è pura (e, a tratti, reale: diversi animali furono davvero uccisi durante le riprese, e per un periodo si pensò che anche gli attori fossero stati assassinati), e l’armoniosa colonna sonora di Riz Ortolani la rende ancora più efferrata. Tutti elementi che fanno di Cannibal Holocaust uno splendido cult senza tempo.