Tag

, , , , , , , ,

Snowpiercer (Corea del Sud, USA – 2013) di Bong Joon-ho                         Interpreti: Chris Evans, Tilda Swinton, Song Jang-ho, Jamie Bell, John Hurt, Ed Harris

hero_Snowpiercer-2014-1Bong Joon-ho è divenuto celebre nel 2006 per aver diretto il film che ha incassato di più nella storia del cinema sudcoreano: The Host, un monster-movie con alcuni elementi originali (un anti-eroe mezzo ritardato come protagonista, un lirismo tipicamente “orientale” anche nelle sequenze più “mostruose” ) ma non privo anche di qualche difetto (il facile escamotage del dottore americano che, nel prologo del film, si rivela essere la causa principale della nascita della cretaura).

Il regista orientale si è così lanciato nella sua prima produzione in lingua inglese, adattando la serie a fumetti Le Transperceneige, e realizzando un autentico capolavoro: Snowpiercer.

Dopo una glaceazione (causata dalla stupidità dell’uomo), il mondo è ridotto a un deserto di ghiaccio privo di vita: gli unici superstiti sono gli ospiti di un treno che continua a percorrere il globo terrestre autoalimentandosi, e all’interno del quale l’umanità si è strutturata secondo il più classico degli “schemi” sociali: i poveri e i più sfortunati sono relegati in terza classe, vessati e sottomessi dalle classi agiate che invece occupano i vagoni  di testa, vivendo nel lusso e nelle comodità. Il messaggio è chiarissimo, quasi lampante:  il treno è una metafora del mondo reale, un mondo basato sulle diseguaglianza sociali, e sul sopruso del più forte ai danni del più debole. Un film quindi profondamente e sfacciatamente socialista: persino l’illusione che i “potenti” danno ai “deboli” di potersi ribellare (in fondo, la rivolta portata avanti dal “proletario” Curtis è favorita dallo stesso Wilford, il capo supremo dell’umanità) è un elemento tipico del sistema capitalista, oltre che essenziale alla permanenza dello status quo.

Quello di Bong Joon-ho è quindi un film dai grandi significati, ma anche una pellicola visivamente bellissima: la fotografia è splendida, così come l’uso delle luci, dei colori e delle scenografie; anche la caratterizzazione assurda e sopra le righe di alcuni personaggi (quello della Swinton ad esempio, o dei due bodyguards crudeli ma innamorati) e di determinate sequenze (quella nel vagone adibito a scuola, cosìn eccessivamente colorato e arredato) non stonano, ma anzi danno alla pellicola un valore aggiunto.  Il regista sudcoreano riesce a muoversi negli spazi angusti del treno girando splendide scene d’azione (in cui è notevole il tasso di violenza) e utilizzando astutamente la tecnica del rallenti: le sequenze del vagone pieno di assassini incappucciati e quella dell’arrivo dei “ribelli” con le torce in mano sono da togliere il fiato.

Il film è tipicamente “orientale” nello stile e nella messa in scena: l’avesse girato un Michael Bay qualsiasi, Snowpiercer si sarebbe trasformato in una spacconata d’azione popolata da personaggi tagliati con l’accetta. E invece, nelle mani di Bong Joon-ho, diventa semplicemente uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi trent’anni.