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Interstellar (USA – Regno Unito, 2014) di Christopher Nolan               Interpreti: Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, John Lithgow, Casey Affleck, Matt Damon, Topher Grace

interstellar_bannerEd è arrivato anche per me il momento di parlare di Interstellar. L’evento cinematografico dell’anno, l’opera ultima di un regista amato da orde di fan e odiato da detrattori invasati come capitato a pochi altri nella storia del cinema, è finita sotto la lente anche di questo blog. Per parlarne però bisogna fare una premessa: la grandezza (o, secondo alcuni, la pochezza) di Christopher Nolan sta nel fatto di essere un regista di blockbuster. Il suo è un cinema  per il grande pubblico (lo si può considerare infatti  il vero erede di Steven Spielberg, per quanto il loro stile registico differisca di molto);  non nel senso di un cinema commerciale, ma di un cinema di qualità (sotto tutti i punti di vista, di contenuti e di forma) e capace di parlare a tutti. Io sono tra quelli che considera tutto ciò un pregio: se si riesce a fare del cinema (del grandissimo cinema nel caso di Nolan), e allo stesso tempo si raggiunge anche un pubblico vasto ed eterogeneo, non può che essere un bene.

Fatta questa premesessa mi sento di dire che Interstellar è un grande film: non un capolavoro, ma un grande, grandissimo film. Girato splendidamente, è una pellicola capace di far fare allo spettatore un vero e proprio “viaggio”: prima tra le lande desolate di una Terra post-apocalittica, devastata da una Natura che si è rivoltata all’uomo, poi nello spazio sconfinato, o sui pianeti su cui i protagonisti si ritrovano a vagare (da brividi la sequenza in cui un terrorizzato Matthew McConaughey assiste, impotente, all’arrivo di un onda di centinaia di metri che investe la sua navicella spaziale). Un film toccante che lancia un messaggio forse un po’ buonista ma che mi sento di condividere: l’amore e i sentimenti sono capaci di trascendere il tempo e lo spazio, e sono l’unico strumento in grado di salvare l’umanità; non è un caso che Cooper, nell’infintià del warmhole, dove appunto spazio e tempo non esistono, riesca ad avere un “contatto” con la Terra attraverso la persona che più ama, sua figlia, in questo mondo evitando a tutto il genere umano una fine prematura.

Un grande film per il grande pubblico, dicevo. Ma se questo è da un lato la forza del film di Nolan, dall’altro ne rappresenta anche il punto debole. Mi spiego meglio. Prendiamo, ad esempio, 2001: Odissea nello spazio, l’immenso capolavoro di Kubrick che molti hanno scomodato per improvvidi paragoni con Interstellar. In quel film Kubrick poneva delle domande, anche criptiche, forse incomprensibili; ma lasciava allo spettattore la ricerca delle risposte. Nolan no: lui vuole spiegare tutto, e per questo aggiunge al film un quarto d’ora finale che stona con tutto il resto. Il salvataggio di Cooper, l’incontro con la figlia ormai anziana, il sogno di una vita che si realizza: si sarebbe potuto concludere tutto con il protagonista alla deriva nello spazio, dopo il contatto avuto con la figlia all’interno del buco nero, lasciando allo spettatore la scelta di immaginare come la vicenda si fosse conclusa. E invece Nolan ha voluto “chiudere il cerchio”: non ha voluto lasciare nessun dubbio insoluto, nessuna domanda senza risposta. La differenza tra un regista d’autore, cui il pubblico interessa poco o relativamente, ma che vuole solo fare arte (Kubrick) e un regista che pensa sempre e comunque allo spettatore (Nolan), è la differenza tra questi due film, 2001 e Interstellar: il primo pone delle domande, il secondo dà delle risposte; il primo lascia il cerchio aperto, il secondo vuole, sempre e comunque, chiuderlo.

Interstellar è, in conclusione, un grande film, che però proprio per questa sua ossessiva voglia di spiegare tutto, di rendere tutto comprensibile, nel finale si perde un pò, e non raggiunge le vette del capolavoro: resta comunque un’opera gigantesca, da vedere e da apprezzare.

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