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The Imitation Game (USA – Regno Unito – 2014) di Morten Tyldum                Interpreti: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Charles Dance, Mark Strong

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Quando ho letto la trama di questo film ho subito pensato che quella di Alan Touring, matematico e crittoanalista inglese che riuscì a decifrare i codici di comunicazione nazisti (dando un impulso decisivo alla vittoria degli alleati nella seconda guerra mondiale) fosse la storia ideale per realizzare un biopic cinematografico. In essa infatti vi sono tutti gli elementi tipici del “film biografico” per il grande pubblico: l’emarginazione (il protagonista si trova a scontrarsi con i pregiudizi di una società e di un mondo di cui non si sente parte), l’infanzia difficile (la pellicola è disseminata di flashback in cui Touring rivive gli anni in cui scoprì di essere omosessuale), l’atmosfera generale da spy-story.

Il film di Tyldum non resterà certo negli annali della storia del cinema, ma è una pellicola equilibrata ed elegante nella messa in scena, che si mantiene sempre in perfetto equilibro tra la spy-story bellica e il dramma. Certo non mancano i luoghi comuni (il finale, che cerca palesemente la lacrimuccia dello spettatore) e qualche banalità di troppo (la scena al pub in cui Turing scopre come decifrare il linguaggio nazista, francamente ridicola), ma il film si fa comunque apprezzare, fosse anche solo per  la forte volontà di riabilitare la figura di un personaggio così importante per la nostra storia recente, eppure così emarginato a causa della sua omosessualità.

Ottimi gli  interpreti: su tutti ovviamente  il protagonista Benedict Cumberbatch che dipinge uno splendido e tormentato Alan Touring.

Ripeto, non si tratta di un film che resterà nella storia del cinema: ma di un film da vedere, non solo per capire qualcosa in più di un pezzo della nostra storia recente, ma anche per capire come si possa fare del buon cinema d’intrattenimento che sia anche impegnato. Cosa, quest’ultima, non da poco.

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