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Interceptor_-_Il_guerriero_della_strada_Mel_Gibson_foto_dal_film_4 L’uscita nelle sale, qualche mese fa, di Mad Max: Fury Road (di cui ho parlato dettagliatamente qui) mi ha invogliato a rivedere i tre film che compongono la trilogia “classica” ideata da George Miller negli anni ’80.

Interceptor (1979), opera prima di Miller, è la storia di Max, un poliziotto-vigilante che si muove tra le strade di una Australia post-apocalittica, e della sua vendetta ai danni dei criminali che hanno sterminato la sua famiglia. Al di là di una trama abbastanza “innocua” (di fatto, Interceptor è una semplice storia di vendetta, come al cinema se ne sono vedono a centinaia) ciò che rese da subito questo piccolo film australiano un vero e proprio cult furono gli spettacolari inseguimenti automobilistici e le riprese mozzafiato delle sequenze d’azione, realizzate senza effetti speciali e con una messa in scena modernissima ancora oggi. Interceptor, nonostante qualche minimo passo falso (il film ha qualche caduta di ritmo di troppo, specialmente nella prima parte, molto lunga e verbosa) ebbe da subito un impatto notevole sull’immaginario collettivo (si pensi anche solo a Ken il Guerriero, ai suoi scenari postapocalittici e ai suoi motociclisti punk), per cui la realizzazione di un sequel fu un qualcosa di assolutamente naturale.

Personalmente ritengo Interceptor il guerriero della strada (1981) il migliore dei primi tre film su Mad Max: in questo secondo episodio la violenza è estremizzata, Max è ancora più folle che nel capitolo precedente, e l’apocalisse è assoluta: se nel primo episodio si descriveva un mondo sull’orlo del collasso ma in cui restavano ancora dei barlumi di civiltà, qui lo scenario è quello di un pianeta trasformato dalle guerre nucleari in un deserto senza fine, in cui ci si uccide e si fa la guerra per un pò d’acqua o di benzina. Non è però solo l’aspetto narrativo ad essere estremizzato in questo secondo episodio: anche la messa in scena e gli inseguimenti in macchina salgono di livello (Miller aveva a disposizione un budget più elevato rispetto al primo film, e si vede): la corsa finale è assolutamente perfetta per come è stata pensata e poi messa in scena, in un tripudio di arti mozzati, sangue ed esplosioni. Rispetto al primo film, Interceptor il guerriero della strada non soffre assolutamente di cali di ritmo, e anzi introduce dei personaggi di contorno molto ben riusciti (l’aviatore codardo, il giovane bambino/narratore) che sopperiscono all’assenza di un villain di valore (unico neo della pellicola).

Mad Max oltre la sfera del tuono (1985) è una pellicola ricca di azione e di belle trovate, ed ha l’unico difetto di essere un film in puro “stile anni ‘80”, insomma meno cinico e più buonista dei due film precedenti. Dal punto di vista della sceneggiatura il film è costruito “a blocchi” (il duello di Max all’interno della “sfera del tuono”, la fuga nel deserto e l’incontro con i bambini sperduti, il solito, spettacolare inseguimento finale) ma Miller riesce con il suo stile ad amalgamare il tutto e a rendere il racconto fluido ed appassionante. Potrebbe generare un pò di confusione la presenza di un attore (Bruce Spence) già nel cast di Interceptor – il guerriero della strada, che qui interpreta un personaggio diverso: ma attenzione, questi “ritorni” nel mondo di George Miller sono una cosa normale, basti pensare che il villain del primo Interceptor è interpretato da Hugh Keays-Byrne, lo stesso attore che dà il volto a Immortan Joe, cattivo dell’ultimo e bellissimo Mad Max: Fury Road.