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Il ponte delle spie (USA – 2015) di Steven Spielberg                     Interpreti: Tom Hanks, Mark Rylance, Amy Ryan, Alan Alda, Austin Stowell,

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Ispirandosi alla cosiddetta “crisi degli U-2” (quando, in piena Guerra Fredda, Francis Gary Powers, pilota di un aereo-spia Lockheed U-2 dell’esercito americano fu abbattuto, catturato e condannato dai sovietici, per poi essere “scambiato” con una spia comunista detenuta negli Stati Uniti), Steven Spielberg ha realizzato un film solido, tutto costruito sui personaggi, sui dialoghi; e va detto che, specialmente negli ultimi anni, sono state proprio queste tipologie di pellicole quelle che gli sono riuscite meglio.

Il ponte delle spie é un film privo d’azione e di momenti spettacolari, perchè la spettacolarità è tutta nella messa in scena. Si prenda ad esempio la sequenza finale, quella dello “scambio”: in 10 minuti di pellicola non viene sparata una pallottola, non viene versata una goccia di sangue: eppure la tensione é palpabile, la suspence é gestita da Spielberg in maniera perfetta senza l’utilizzo di musiche eclatanti o di effetti speciali; gli bastano gli sguardi, i gesti, le attese. Una grandissima lezione di cinema, in poche parole.

Sbaglia poi chi considera il film eccessivamente patriottico: è vero che forse la rappresentazione dei sovietici è un pò macchiettistica, ma sono proprio gli Americani ad uscire peggio da Il ponte delle spie: quegli americani che prima vogliono mostrare al mondo l’equità del proprio sistema giudiziario, ma che poi si rivelano pronti a condannare (e, addirittura, minacciare) chi difende gli ideali della propria costituzione, se ciò comporta aiutare un “rosso”, un nemico. In questo senso il film di Sbielberg è lucido, freddo, e anche fortemente critico verso la troppe volte bigotta società americana.

Finalmente anche Tom Hanks torna ai fasti di un tempo, regalandoci un’interpretazione magnifica; ma non dimentichiamoci di Mark Rylance, che con la sua recitazione pacata, quasi minimalista, riesce a strappare ben più di un applauso.

Unica pecca di questo ottimo film sono i minuti finali, con annesso ritorno a casa del protagonista dalla famiglia felice (un marchio di fabbrica del cinema di Spielberg che, ahimè, troppe volte non ha saputo rinunciare alla soluzione dalla lacrimuccia facile): peccato, se la pellicola fosse finita con Tom Hanks da solo sul ponte, a guardare l’auto con la spia russa che sparisce nella notte, ignaro del destino dell’amico e col dubbio di averne sancito la condanna a morte, forse si sarebbe potuto gridare al capolavoro.