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ultima casa a sinistra

Se si esclude una breve esperienza nel mondo del porno, L’ultima casa a sinistra (1972) può essere considerato l’esordio di Wes Craven dietro la macchina da presa: come tutte le opere prime, si tratta di un lavoro piuttosto grezzo e con qualche difetto, ma anche ricco di diversi spunti interessanti. La pellicola narra la vicenda di due giovani ragazze che vengono adescate, torturate e infine assassinate da una banda di psicopatici appena evasi di prigione; ma racconta anche della successiva, sanguinosa vendetta messa in atto ai loro danni dai genitori di una delle vittime. Per quanto il film risulti forse oggi un pò datato (nel senso che è una pellicola chiaramente figlia della sua epoca: quella del ’68, dell’emancipazione sessuale, del boom delle droghe leggere, e così via) esso rimane assolutamente imprescindibile all’interno della filmografia di Craven. E questo non solo per come Craven mette in scene la violenza (in maniera del tutto esplicita, senza filtri, ma mantenendo a tratti un tocco quasi lirico: la scena dell’esecuzione della diciassettene Mary, finita con due colpi di pistola mentre, in una sorta di poetica purificazione, si immerge in un fiume dopo essere stata stuprata, è grandissimo cinema), ma soprattutto per gli ultimi, eccezionali venti minuti della pellicola, in cui i tranquilli genitori di Mary si trasformano in dei veri e propri animali selvaggi assetati di sangue, e fanno fuori uno la banda di aguzzini (uno di loro viene addirittura evirato dalla madre di Mary, che gli stacca il membro durante un blowjob). L’ultima casa a sinistra è quindi un film cheriflette sulla violenza e sulla natura selvaggia che si cela dietro la rassicurante facciata della borghesia americana (un pò come faceva a suo modo Peckinpah in Cane di paglia), un’opera prima forse un pò grezza, ma a mio parere di grandissimo impatto.

5 anni dopo Craven torna nuovamente a rappresentare la violenza bruta e selvaggia ne Le colline hanno gli occhi, film che divenne da subito un piccolo cult. Per quanto la trama sia abbastanza prevedibile (una famiglia che sta facendo un viaggio attraverso gli Stati Uniti ha un problema al camper ed è costretta a fermarsi nel bel mezzo del deserto: qui incappa in un gruppo di assassini cannibali), anche qui il regista sembra voler, più che mostrare l’orrore fine a sè stesso, riflettere sulla violenza e sulla follia del cosiddetto mondo civilizzato, capace di riportare l’uomo a uno stato primitvo e selvaggio: gli assassini de Le colline hanno gli occhi sono abomini nati dagli esperimenti atomici effettuati dal governo americano, e la stessa famiglia che fa da vittima predestinata ai mostri non è certo composta da personaggi  positivi: il padre è un militare guerrafondaio, i figli maschi sono due idioti; l’unico elemento che può dare speranza all’umanità sembra essere la donna (non è un caso che nel finale sia proprio la ragazza selvaggia a tradire i membri della propria famiglia e a salvare i pochi superstiti dell’altra famiglia, quella “civilizzata”). In generale, sebbene il film sia più organico del precedente in quanto a trama e sviluppo della sceneggiatura, gli preferisco L’ultima casa a sinistra, più “incostante” dal punto di vista narrativo ed estetico, ma con alcuni picchi di grande, grandissimo cinema.

Dopo L’ultima casa a sinistra e Le colline hanno gli occhi Cravem non smetterà certo di riflettere sulla violenza, ma lo farà affrontando questi temi da un punto di vista “fantastico”. Ma questa è una storia per un altro post.

le colline

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