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Youth – La giovinezza (Italia – 2015) di Paolo Sorrentino

Interpreti: Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda

youth

Quelli di Paolo Sorrentino non sono dei film “facili”, e per questo in molti non li amano. Come detto più volte, sono invece un grande estimatore dei lavori del regista campano: sia di quelli più riusciti (Le conseguenze dell’amore e Il Divo, due autentici capolavori) sia di quelli più deboli (This Must be the place o L’amico di famiglia).

Youth si colloca a metà strada in questa mia personale classifica delle pellicole di Sorrentino: valgono molti dei ragionamenti che avevo fatto a suo tempo per La grande bellezza, cui è molto affine, sia per la messa in scena che per i contenuti. Si tratta di un film dal ritmo compassato, dallo stile apparentemente lento, quasi “inesorabile”: proprio come il tempo che scorre per i due protagonisti della pellicola, interpretati da Michael Caine ed Harvey Keitel. Come ne La grande bellezza, Sorrentino cerca di descrivere il rapporto dell’uomo con il “suo” (inteso come proprio, personale) tempo, e di come esso possa essere assaporato e vissuto solo non avendo paura di abbandonarsi alle emozioni, ai sentimenti; in caso contrario, alla fine della nostra esistenza non rimarranno che rimpianti ed occasioni perdute. In questo senso può essere salvifica l’arte: in fondo, cos’è che tiene vivi i due protagonisti del film, se non, in un caso, il cinema (da non confondere con la vita: in una delle più belle battute della pellicola la vecchia attrice in declino intepretata da Jane Fonda dice al regista Harvey Keitel, in procinto di girare il suo utlimo film: “e finiscila con questa stronzata del cinema!”) e nell’altro la musica, come ci ricorda il malinconico ma bellissimo e lirico finale?

 E’ vero che forse il film per lunghi tratti cade nell’autocompiacimento; ma é anche vero che per il resto Youth è pura bellezza: Sorrentino é capace di “dipingere” su pellicola dei veri e propri quadri, sfruttando movimenti di macchina avvolgenti e lunghi piani sequenza (la scena dell’ingresso in piscina di Madre Natura è da applausi), e in questo resta uno dei migliori registi al mondo. Con buona pace di critici e (soprattutto) invidiosi.